Dr. Ermanno Leo: “Tutti sanno che la soluzione del cancro non sarà la chemioterapia. E’ un affare nelle mani delle multinazionali del farmaco”
Il Prof. Ermanno Leo è un oncologo e chirurgo italiano, direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia dell’Apparato Digerente Colon-Retto dell’istituto dei Tumori di Milano.
E’ una delle eccellenze italiane elogiato in tutto il mondo per aver sviluppato 25 anni fa una innovativa tecnica chirurgica nel trattamento del cancro al colon-retto. Infatti in assenza di essa i pazienti sono costretti a portare i segni di una mutilazione irreversibile, il famigerato sacchettino sull’addome. Grazie alla collaborazione con colleghi francesi, l’equipe del Dr. Ermanno Leo ha realizzato un programma innovativo che trova oggi consenso scientifico ad ogni livello grazie alla tecnica operatoria di tipo conservativo che mantiene l’integrità dell’organo.
Insomma è una personalità che per 40 anni ha avuto a che fare con il
cancro e conosce quello di cui sta parlando. In una recente conferenza
ha parlato chiaro: le multinazionali del farmaco di fatto
bloccano la ricerca e ci costringono a combattere con i vecchi
strumenti, tra i quali, appunto, la chemioterapia.
“Tutti sanno che la soluzione del cancro non sarà la chemioterapia.”
Ecco alcuni estratti del suo intervento alla conferenza:
“Io sono qui quasi per fare un mea culpa come oncologo,
ma se dovessimo paragonare e confrontare ciò che ho sentito oggi che di
encomiabile tecnologico è avvenuto nell’oncologia sono profondamente
deluso e rendo omaggio a chi non ce l’ha fatta e a chi in questo momento
non ce la sta facendo.
A me interessa un dato, poi tutti sappiamo che i giochi statistici si
possono manipolare e fare: in Italia ci sono ogni anno quasi 180.000 morti di cancro, se questo è il segno di un successo io vado ai giardini pubblici.
Il timore mio, e me ne assumo totalmente la responsabilità, è che il cancro in questi decenni sia diventato un affare insieme alle guerre.
Il tumore al colon-retto, di cui mi occupo e di cui si conoscono tutti i precursori, è l’unico che potrebbe scomparire dalla faccia della terra,
se ne ammalano ogni anno 50.000 persone con 25.000 morti l’anno. Se si
facesse una colonscopia a tutti gli italiani sopra i 45-50 anni non ci
sarebbe più la malattia perché si andrebbero ad asportare le forme
ancora benigne e evitare la trasformazione in maligna così da non
ricorrere al potere delle multinazionali.
Io lo dico senza vergogna, ma queste persone ormai gestiscono il
problema farmaco fregandosene che i morti non sono assolutamente
diminuiti e anzi, perché il problema è che tutti sanno che la soluzione del cancro non sarà legata alla chemioterapia. Bisognerà cambiare completamente registro.”
Se vogliamo dare alcuni dati sulle multinazionali del farmaco
(bigpharma). 600 miliardi di dollari sono le vendite delle prime 50
aziende farmaceutiche nel 2013 che equivale al PIL aggregato di 82
paesi, praticamente la metà del mondo.
“Quindi il dramma è questo che bisogna avere il coraggio di dire io sono scandalizzato ma sapete quante società medico-scientifiche esistono in Italia? 800!
Ma sono tutti scienziati?? E’ una cosa folle! Per il cancro non
conosciamo i meccanismi ( che ne sono alla base) ed alla gente non si
dice la verità.
Un mio amico di cui non posso fare il cognome mi ha detto che non siamo preoccupati della fuga dei cervelli all’estero ma degli imbecilli
che restano qua. E’ una cosa abbastanza allucinante. Mi scrive un mio
amico che è stato pochi giorni fa ad un congresso importante a
Washington dove prima di ogni relazione al congresso è obbligatorio
rendere palese le sovvenzioni che ricevono dalle case farmaceutiche.
Io per sfida, quasi per disperazione,
scrissi ai miei collaboratori all’amministrazione dicendo che da ora in
avanti i medici non dovrebbero andare a più di due congressi l’anno,
scegliendo i migliori. Successe un finimondo! Perché voi dovete sapere
che le multinazionali assoldano,
soprattutto la parte medica particolare che utilizza i loro farmaci,
per cui li devono mandare in giro a fare da sponsor, con
risultati spesso manipolati! Perché se noi dovessimo sommare tutte le
notizie giornalistiche che enfatizzano tutte le scoperte che sembrano
aver trovato il rimedio, ora dovremmo aver debellato la malattia.. c’è
qualcosa che non va!
Una società seria, vale in politica, economia ma soprattutto sulla
salute, si pone degli obiettivi, approva dei progetti, ma dopo due anni
chiamo il progettista, il cosiddetto scienziato, e gli chiede dove sei
arrivato. Se il progetto ha una prospettiva io te l’ho foraggio mille
volte, ma se non porta da nessuna parte ed è solo frutto e mezzo perché
tu a possa acquisire un posto socialmente utile sulla salute, non lo
accetto! Non te ne faccio una colpa, ci hai provato, ma cambiamo
registro. Ci sono troppi progetti volti al mantenimento di un posto di lavoro.
Manca il sistema di controllo che dice la ricerca è fondamentale ma mi dovete dire dove state andando!
Guardate che noi siamo salvi, come generazione, per due persone: Fleming che scopre la penicillina, tanti nostri genitori sono morti per una banale polmonite, e non l’ha scoperta con i soldi di bigpharma ma con il cervello!
L’altro grande personaggio della storia è Albert Sabin perché
altrimenti oggi molti sarebbero qui con le stampelle o le sedie a
rotelle, e l’ha fatto senza approfittarsi del 455 che oggi dilaga
approfittandosi della generosità degli italiani che danno soldi ma non
si è mai capito dove vanno a finire, perché non c’è un resoconto!
Oggi in Italia si ammalano 400.000 persone di cancro e continuiamo a scambiarlo per una malattia ma sono almeno mille malattie che si comportano in maniera una diversa dall’altra anche se sembrano uguali dal punto di vista biologico.
In Italia vi è una professione, quella degli scienziati, che non esiste, una laurea in “scienzologia”,
che non esiste, come non esiste l’ordine degli scienziati. Ma veramente
torna il discorso che non sono quelli scappati ma quei quattro pirla
rimasti?? Ditemi come si fa ad essere denominati scienziati, come
possano aver codificato una nuova professione che è quella degli
“scienziati”.