Se non mettiamo la Libertà delle Cure mediche nella Costituzione, verrà il tempo in cui la medicina si organizzerà, piano piano e senza farsene accorgere, in una Dittatura nascosta. E il tentativo di limitare l'arte della medicina solo ad una classe di persone, e la negazione di uguali privilegi alle altre arti, rappresenterà la Bastiglia della scienza medica.
Benjamin Rush, firmatario della Dichiarazione d'Indipendenza USA, 17 Settembre 1787

martedì 1 marzo 2016

Ricerca Sul Cancro: alcune innovazioni

In questi giorni ho fatto una ricerca sulle nuove scoperte ed applicazioni nella lotta contro il cancro e oltre ad una serie di innovazioni provenienti dalla Technion di Haifa (Israele), sono venuta a conoscenza anche della termoablazione (tutta italiana e già in atto dagli anni '80 stando a quanto ho letto sul prof. Sandro Rossi che la pratica e ne continua il perfezionamento), e della crioablazione che è tutta israeliana ed è stata messa a punto recentemente.
Anche se la termoablazione viene usata già da qualche anno in Italia, io l'ho "scoperta" da poco e per caso. Tuttavia anche gli oncologi che mi seguono ne sapevano poco e niente. Leggendone, avevo chiesto informazioni a loro ma mi sono resa conto ben presto che (oltre agli "addetti ai lavori") pochissime persone ne hanno sentito vagamente parlare ma nulla di più, e così mi sono decisa a fare una full immersion. Ho letto molti articoli che poi alla fin fine mi sono resa conto che si ripetono uguali, altri invece che si contrastano elencandone i pro e i contro, ma sono tutti risultanti uguali nella descrizione della pratica di queste tecniche di ablazione. Per me questo non è sufficiente per saperne di più, e quindi a breve la mia ricerca si farà più intensa e mirata, e quando avrò raccolto notizie che riterrò sufficienti e che prenderò direttamente alla fonte, posterò un articolo a parte su queste metodologie. Per il momento, eccovi parte della panoramica della mia ricerca:


Ricerca Sul Cancro: le innovazioni israeliane
7 novembre 2015
In Israele, dopo aver scoperto il meccanismo di propagazione del cancro, alcuni scienziati sono impegnati nello studio di un nuovo rivoluzionario metodo per combattere questa malattia. I ricercatori del Technion di Haifa hanno scoperto delle proteine che possono inibire il cancro ed controllare la crescita e lo sviluppo delle cellule cancerose.

Melanoma: scoperto l’elemento scatenante
Uno studio. condotto dal Dott.ssa Carmit Levy del Dipartimento di Genetica umana e Biochimica presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Tel Aviv, da un team congiunto di ricercatori dell’UTA, del Technion, del Centro medico Sheba, dell’Istituto Gustave Roussy a Villejuif e dell’Università Ebraica di Gerusalemme, ha evidenziato l’elemento scatenante che trasformale cellule cutanee pigmentate in tumori cancerosi, individuando il momento preciso in cui il tumore produce metastasi maligne. Lo studio, pubblicato all’interno della rivista Molecular Cell, apre la porta ad una diagnosi precoce della malattia e, forse in futuro, alla sua prevenzione.

Rilevare il cancro al collo dell’utero con lo smartphone
La medicina diventa democratica grazie ad una startup israeliana che ha messo a punto un’applicazione capace di rilevare il cancro al collo dell’utero. Il cancro all’utero rappresenta la principale causa di morte tra le donne nei paesi in via di sviluppo. All’origine di questa rivoluzione tecnologica, ci sono Ariel Beery e Daviv Levitz cofondatori di MobileODT, i quali hanno fatto di uno smartphone il primo supporto a buon mercato in grado di rilevare il cancro al collo dell’utero. Progettato soprattutto per rendere attrezzature e servizi medici accessibili a tutti, l’applicazione funziona con una “maniglia” da posizionare sullo smartphone per una presa migliore ed un teleobiettivo dotato di sensori ultra sensibili in grado di effettuare una colposcopia tramite l’uso di una lente luminosa.

L’israeliano Haick inventa lo SniffPhone per rilevare il cancro
Lo SniffPhone è un sensore sensibile agli adori ed è in grado di rilevare il cancro allo stadio iniziale. Più piccolo rispetto al suo predecessore è destinato ad un uso esterno e si innesta sullo smartphone. Soffiando all’interno, i micro e nano sensori captano e analizzano le informazioni che successivamente vengono trasmesse allo smartphone.

Cancro al seno in fase precoce: un trattamento alternativo
Da alcuni anni esiste una alternativa meno conosciuta alla mastectomia e alla chemioterapia per trattare il cancro al seno. Si chiama crioablazione, un processo che congela il tumore senza implicazioni chirurgiche e ricoveri in ospedale. Questa tecnica è utilizzata anche per eliminare gli inestetismi della pelle come ad esempio le verruche. Tuttavia, essa ha l’inconveniente di essere imprecisa e di essere applicabile solo in sala operatoria.
Ma Ice Cure, una startup israeliana, sostiene di aver sviluppato un nuovo sistema, l’IceSense3, che sarebbe più efficace ed utilizzabile in un semplice laboratorio. Analogamente, l’operazione non necessiterebbe di un chirurgo e durerebbe solo alcuni minuti.

Cancro al cervello: un casco rivoluzionario che blocca le cellule tumorali
Da Israele arriva un dispositivo che, secondo i primi test, potrebbe frenare lo sviluppo delle cellule tumorali nel cervello.

Lotta contro il cancro: al via la sperimentazione di un nuovo farmaco
L’azienda israeliana Vascular Biogenics (quotata al NASDAQ) ha pubblicato i risultati di una importante sperimentazione di un farmaco per la lotta contro il cancro.
La società ha sede a Or Yehuda ed ha presentato i dati importanti circa l’utilizzo di un farmaco chiamato VB-111. Quest’ultimo è considerato promettente, perché i risultati intermedi hanno evidenziato l’utilità del farmaco nel trattamento di cancro ovarico, tumore della tiroide e cancro al cervello.

Noi ci impegneremo a tenervi informati su qualunque nuova invenzione, nella speranza un giorno di poter lanciare la notizia della sua definitiva sconfitta.

(Fonte: SiliconWadi)
letto su http://www.linformale.eu/in-costruzione-3/

Radiologia e oncologia interventistica contro i tumori Radiofrequenze, microonde e sfere di ghiaccio al posto del bisturi
Arrivano da tutta Italia e in lista, attualmente, ci sono anche pazienti stranieri per farsi curare dal dottor Luca Carmignani, il medico radiologo interventista della ASL3 di Pistoia, ormai noto per l’utilizzo delle radiofrequenze, delle microonde (termoablazione) e del ghiaccio (crioablazione) per sconfiggere i tumori con il caldo o con il freddo, a seconda delle circostanze. Dopo i primi interventi nel 2004 (qualche decina), eseguiti nel vecchio ospedale del Ceppo, l’attività della radiologia interventistica è cresciuta di anno in anno. Con il trasferimento nel nuovo presidio ospedaliero San Jacopo si è ulteriormente incrementata con la disponibilità di ambienti più funzionali.
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Eccezionale intervento al San Matteo (Pavia)
E’ il primo caso di trattamento del pancreas per via percutanea
Il trattamento di termoablazione per via percutanea è stato eseguito dal prof. Sandro Rossi, direttore della struttura di Medicina VI ed Ecografia Interventistica . La paziente ora sta bene, la guarigione è completa e i valori ematochimici precedentemente anormali sono tutti rientrati nella norma.
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Termoablazione dei tumori primitivi del fegato
dr. Roberto Chiavaroli
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La termoablazione per radiofrequenza di lesioni pancreatiche è una metodica sperimentale sviluppata da un gruppo di ricerca consociato (Chirurgia Pancreatica Ospedale di Peschiera del Garda, Chirurgia del Pancreas di Verona) e utilizzata in pazienti con adenocarcinoma duttale localmente avanzato.
Consiste nell’applicazione diretta sulla neoplasia di onde elettromagnetiche. Ciò provoca un aumento della temperatura intra-tumorale che distrugge le cellule per coagulazione e denaturazione delle proteine. La radiofrequenza è utilizzata da tempo nel trattamento multimodale di neoplasie solide non resecabili (fegato, rene, encefalo, prostata, surreni). L’applicazione alle neoplasie solide del pancreas è stata sempre giudicata estremamente rischiosa a causa della natura friabile del pancreas stesso e dei delicati rapporti anatomici con strutture vascolari nobili, con il duodeno e la via biliare principale.
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La termoablazione del cancro compie dieci anni. 
I medici più esperti sono italiani e questa terapia ha fatto molta strada,nei risultati e nelle indicazioni. Per raggiungere la massima efficacia deve, però, essere utilizzata con una precisa selezione dei pazienti e all'interno di un approccio multidisciplinare alla malattia.
Rappresenta uno dei fiori all'occhiello dei medici italiani, che la sperimentano fin da dieci anni fa, quando erano in pochi gli specialisti disposti a scommetterci.oggi la termoablazione con radiofrequenze, cioè l'eliminazione delle masse tumorali attraverso il calore sprigionato da particolari onde elettromagnetiche, è una realtà consolidata per il trattamento di alcune neoplasie e una promessa per molte altre.
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In riferimento agli articoli pubblicati dalla nostra redazione dal titolo “Tumore alle ossa, a Catania il primo intervento di radio ablazione” del 10 febbraio 2014 e “Tumore alla colonna vertebrale: a Catania cura con crioablazione” del 6 febbraio scorso, riceviamo e pubblichiamo la nota inviata dall’avvocato Massimo Tricomi per conto del dott. Antonio Basile, dirigente medico presso il Servizio di Radiologia dell’Ospedale Garibaldi Centro di Catania, già direttore dell’Unità Operativa Semplice di Radiologia Interventistica presso l’Ospedale Ferrarotto di Catania.
Ecco il testo:
“L’intervento di termoablazione di tumori vertebrali, con o senza successiva stabilizzazione mediante vertebroplastica (cd. terapia combinata), viene eseguito in Italia da circa 15 anni.
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domenica 7 febbraio 2016

A colloquio con un medico coraggioso

Cancro: guarire si può
 
Intervistiamo il dr. Sergio Signori, autore di "Siamo guariti dal cancro", in cui ha dato voce a quanti sono guariti spontaneamente da una malattia ancora ingiustamente considerata incurabile.
 “Il mio intento” afferma l’autore “è quello di diffondere un messaggio di fiducia, dimostrando, prove alla mano, che guarire è davvero possibile”.



Incontriamo Sergio Signori, medico internista, omeopata e naturopata, in occasione della prima tappa del suo tour promozionale del libro Siamo guariti dal cancro – Testimonianze di libera guarigione (edito da Nuova Ipsa), che si annuncia già come un best seller.
Copia di foto Sergio
il dott. Sergio Signori, medico internisa e omeopata
Ben mille persone sono accorse ad ascoltare dalla sua voce e da quella di alcuni fra i tanti testimoni del libro, quella verità che da tempo aspettavano di udire: dal cancro si può guarire, come da qualsiasi altra malattia, del tutto spontaneamente.

Un’affermazione niente affatto azzardata, visto che si fonda su conoscenze millenarie, oltre che sulle più recenti scoperte dell’epigenetica, della nuova biologia e della nuova medicina. Ma a dimostrarlo, in questo libro, sono soprattutto le “prove viventi” rappresentate dalle persone guarite nei modi più disparati, scardinando prognosi, protocolli e convinzioni consolidate; a dispetto di diagnosi che in molti casi non lasciavano loro alcuna speranza.

Domanda. Dottor Signori, come le è nata l’idea di questo libro?

Risposta. Naturalmente, mentre mi trovavo in ambulatorio, anche se nessuno dei testimonial del libro è mai stato mio paziente, anche perché io preferisco parlare di “persone” e non di pazienti.

D. Rispetto al cancro, la comunità scientifica è tuttora ancorata a rigidi protocolli, anche per il fatto che il cancro rappresenta innegabilmente un colossale business…

R. Tengo a precisare che il mio libro non vuole andare contro qualcosa o qualcuno. Si limita soltanto a proporre casi di guarigioni spontanee, con l’intento di dimostrare che guarire è possibile, anche più spesso di quanto la medicina ufficiale non sia disposta di fatto ad ammettere.

D. Nel suo libro il lettore troverà anche qualche “ricetta di guarigione”?

R. No, ma avrà la dimostrazione che la guarigione è un potenziale dell’individuo e quindi anche proprio. Nel libro ci sono ventisette testimonianze di guarigione, ma altre mi sono arrivate anche dopo la pubblicazione e continuerò a cercarne, perché è importante continuare a dar fiducia alla gente.

D. Qualcuno, più che di fiducia, potrebbe rimproverarle di seminare illusioni…

R. Non sono io a sostenere una qualche tesi nel libro. Le storie, tutte documentate rigorosamente, parlano da sole. Vi sono casi di guarigione al limite dell’incredibile, con prognosi anche molto gravi e talvolta un’aspettativa di vita di pochissimi giorni.

D. E’ vero che le donne guariscono più facilmente degli uomini?

R. La mia casistica sembrerebbe dimostrare di sì, ma non ne conosco le ragioni. Tra l’altro sono stati pubblicati in altri libri o articoli centinaia di casi di guarigioni spontanee, ma nessuno ha mai ascoltato queste voci.
copertina libro 
D. Eppure il cancro passa ancora per una malattia incurabile… Come mai?

R. Perché la medicina ufficiale sostiene che da soli è impossibile guarire e che occorra comunque seguire un certo iter terapeutico, che il più delle volte prevede l’intervento chirurgico, piuttosto che la chemioterapia, la radioterapia, o l’uso di farmaci molto pesanti. Eppure esistono anche metodi alternativi, a cui i malati oncologici potrebbero affidarsi. I guariti del mio libro hanno seguito le vie più disparate. Ognuno scegliendo ciò che ha trovato più congeniale per se stesso.

D. Che cosa accomuna allora queste guarigioni?

R. La fiducia nella possibilità stessa di guarire. Ricordo la madre di un bambino, la quale si era sentita chiedere da lui: “Mamma, è vero che tu morirai?”. Questa donna riferisce di aver prima convinto il figlio che sarebbe sopravvissuta e di aver poi impiegato i successivi due giorni a convincere di ciò anche se stessa.

D. Quindi possiamo dedurre che nel nostro organismo accade ciò di cui siamo convinti?

R. La nuova genetica, cioè l’epigenetica, sta dimostrano che è proprio così.
C’è anche da dire che la paura è certamente il peggior ostacolo alla guarigione. A ciò si aggiunge il grande problema degli screening di massa e delle sovradiagnosi… Gli esami comunemente proposti per la prevenzione, dalla mammografia, al pap test, al psa, al sangue occulto nelle feci, sono metodi di prevenzione basati sulla volontà di prendere in tempo questo terribile “babau” che minaccia di ucciderci. Peccato però vengano chiamate “cancro” anche alterazioni cellulari che potrebbero benissimo rimanere allo stadio in cui si trovano, se non addirittura guarire. Invece le persone, vengono atterrite e puntualmente avviate verso il solito percorso di interventi, chemio, radio e così via.
cellula_cancerosa
La cellula cancerosa


D. Come medico “integrato”, qual è invece il suo approccio personale alla malattia oncologica?

R. Dopo vent’anni nei reparti di medicina generale, posso dire che noi medici sappiamo bene che esistono veleni e radiazioni potenzialmente cancerogeni, che possono provocare secondi e terzi tumori, ma li consideriamo quasi dei mali necessari. Io però ho una visione unitaria della persona e ne rispetto l’integrità psicofisica. Il mio approccio pertanto è quello di non curare la malattia, bensì la persona stessa, che va considerata anche in relazione all’ambiente in cui vive, ai rapporti che ha, al senso che dà alla sua vita, a ciò che mangia e a tanti fattori che la distinguono. D’altro canto la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda da decenni l’impiego di medicine non convenzionali, ma la cosa viene ancora puntualmente disattesa.

D. Ha accennato all’alimentazione. Ha davvero un ruolo così importante nella cura del cancro?

R.
Certo, è importante, così come lo è l’ambiente in cui viviamo, ma non in assoluto, perché i fatti provano che non si può generalizzare neanche in questo. Ma aiuta tenere sotto controllo l’acidosi e mangiare cose che ci piacciano e che digeriamo facilmente. Se anche il cibo diviene uno stress, questo non mi guarisce, così come se l’ambiente in cui vivo è inquinato da onde elettromagnetiche. Per guarire infatti ci vuole vita, benessere, piacere…

D. Quindi ciascuno dovrebbe riconoscere semplicemente qual è la propria strada per seguire, in base a chi è e a che cosa gli piace?

R. Esattamente. Come dice Edoardo Bennato nella canzone L’isola che non c’è: “Se ci credi ti basta perché poi la strada la trovi da te”.
bodegon-ecologico
Importante per la guarigione è anche un'alimentazione naturale

D. Non è facile sentir parlare così di cancro un medico. E molte persone non ne parlano affatto volentieri, come se questa malattia fosse un tabù… Invece occorre uscire dall’isolamento, perché un fattore molto negativo è ritrovarsi a gestire da soli lo stress e le ansie della malattia. Molti si sottomettono a cure devastanti, solo per compiacere i propri congiunti e non essere abbandonati. E spesso l’isolamento riguarda anche i medici che tentano strade alternative alle consuete.

D. Il suo libro è incoraggiante, ma è anche vero che di cancro tanti ancora muoiano…

R. In realtà in genere si muore di tutt’altro. Secondo l’epigenetica, si muore per le diagnosi, perché convinti di non avere speranze, perché qualche parente è morto della stessa malattia, per le prognosi di poco tempo e per le parole terribili con cui ci si riferisce alla malattia: evolutiva, maligna, infiltrante, metastatica, terminale, fulminante… Roba da far venire i brividi!

Bruno Groening
Il guaritore tedesco Bruno Groening (1906-1959)
D. Entriamo così in forme-pensiero autodistruttive?

R. Proprio così. E la nostra convinzione ci induce a rassegnarci, ad avere paura, a disperarci, invece che a reagire. Il resto lo fanno poi gli interventi spesso mutilanti e le terapie pesantissime, che spesso uccidono le persone invece di guarirle, come attestato dalle casistiche ufficiali. Ciò nonostante non voglio sconsigliare di farsi operare o di fare la chemioterapia in assoluto, specie se si temono conseguenze peggiori. Però almeno si dovrebbe sostenere l’organismo anche con altre terapie che attenuino i fenomeni tossici delle cure ufficiali. Basta informarsi, per trovarle.

D. Quanto è importante essere seguiti dal medico giusto?

R. La fiducia nel medico è importante, ma non è lui che guarisce, bensì la persona stessa. Perché la guarigione viene da dentro, proprio come la malattia che è qualcosa che avviene nella persona e non al di fuori di essa. Quando guarisce la persona lo fa da sé grazie a quel potenziale che gli antichi chiamavano la vis medicatrix naturae, l’energia guaritrice della natura. Il compito del medico quindi non è altro che quello di aiutare la persona a risvegliare il proprio potenziale di guarigione naturale. I medici inoltre dovrebbero fare rete e cooperare fra loro per il bene di tutti.

D. Parliamo invece della spiritualità. Quanto aiuta nell’affrontare il cancro?

R. La dimensione spirituale è molto importante. E non parlo necessariamente dell’avere un culto o una religione, ma solo una percezione del sacro nella vita. Infatti il mio libro è dedicato ad un grande guaritore tedesco, Bruno Groening, il quale era una figura cristica e guariva come Gesù, chiunque fosse già pronto a guarire se stesso nello spirito e nel corpo.

Per saperne di più:
Video con un’intervista a Giulietta Bandiera: http://nonsoloanima.tv/blog/2015/il-miracolo-non-e-guarire-ma-e-vivere/

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e a questa bella e interessante intervista, aggiungo una lettera aperta tratta dal libro "Siamo guariti dal cancro" del dr. Sergio Signori:


AI COLLEGHI MEDICI


Cara collega, caro collega.

Sono ben consapevole di fare parte di una nicchia ristretta di medici che ritengono proficuo, per sé e per le persone che intendono assistere, ampliare la propria formazione professionale integrando il bagaglio di conoscenze della Medicina accademica con altre di derivazione antica o più o meno moderna.

Sono ancora più consapevole che molti messaggi che offro in questo libro, molte “cose” che scrivo, possono apparire azzardate se non addirittura prive di fondamento, come l’affermazione che sia possibile (possibile, ripeto) guarire da qualsiasi malattia.

E’ con fiducia che ti invito a meditare su tutto questo senza andare subito nel rifiuto, considerando che quanto scrivo non è né avventato né improvvisato ma è il frutto di anni (direi decenni) di studio, di riflessione, di disponibilità a rivedere incessantemente anche ciò che sembra una certezza acquisita. La storia della conoscenza umana è disseminata di convinzioni (scientifiche e “popolari”) che hanno richiesto anni, decenni o secoli per venire modificate.

La convinzione che in campo oncologico (comprendendo cancri, linfomi e leucemie) e che nella gestione di altre malattie si stia commettendo qualcosa la cui gravità sarà valutabile solo dalle generazioni future non è soltanto mia, sono decenni che i medici e scienziati parlano di “guarigioni spontanee” e/o di un significato biologico di queste malattie che nulla ha di “maligno”. Questi scienziati, questi medici sono stati costantemente ignorati o avversati, come pure tutti quelli che hanno proposto terapie “naturali” (quanto è impropria questa parola!) di efficacia accertata e comprovata. E questo vale anche per altre malattie, considerate “inguaribili”.

Penso che uno dei messaggi più “indigesti” per noi medici, fra quelli che do in questo libro, sia quello che la guarigione avviene “da dentro”, che è un potenziale intrinseco a ogni creatura vivente (medici e medicine sono un aiuto). Questo, apparentemente, ci toglie potere, il potere di guarire.

Siamo certi di avere bisogno di questo potere, e oltretutto di continuare a volercene assumere la responsabilità? Altro potrebbe essere il nostro potere, quello di sapere risvegliare nelle persone il loro potenziale di guarigione. Se ne hai voglia, leggi la “Biologia delle credenze” di Bruce Lipton; se ha ragione, ci conviene cambiare paradigma.

Ti invito a considerare la tabella a pagina 117; forse è il caso di essere più prudenti nel fare certe previsioni basate su statistiche…ti ricordo che da solo, “chiedendo qua e là”, ho raccolto in pochi mesi queste vicende di guarigione; è lecito pensare che ve ne sia un numero imprecisabile di cui nessuno sa nulla. Trovi riferimenti a moltissime altre guarigioni a pagina 149.

Se vorrai raccogliere anche tu testimonianze si potrebbe creare una rete per diffondere questo messaggio di fiducia e di guarigione.

Credo anche che sarebbe nostro diritto-dovere di medici proporre alle competenti sedi istituzionali di introdurre la libertà di scelta terapeutica sia per i medici che per le persone curate.

Ti ringrazio e spero vorrai considerare quanto dico con disponibilità e apertura.

Un collegiale saluto.

Sergio Signori

sabato 9 gennaio 2016

Kefir di latte: il miglior probiotico al mondo

Kefir di latte: il miglior probiotico al mondo
Dopo aver parlato del Kombucha, un’antica bevanda considerata un vero e proprio Elisir di lunga vita,  oggi vorrei parlarti di un’altro alimento estremamente nutriente e salutare: Il Kefir di latte.

Si tratta di uno degli alimenti dal più alto valore biologico presente oggi in natura. Il Kefir di latte è un vero e proprio concentrato di microorganismi buoni (probiotici), capaci di raggiungere illesi l’intestino arricchendo la flora batterica, migliorandone la funzionalità e potenziando le difese immunitarie di cui l’intestino è il maggior responsabile.
Il Kefir ha una storia millenaria alle sue spalle e i popoli del Caucaso, che lo utilizzano da tempo immemore, sono di fatto tra i più longevi del Pianeta. Il motivo? Nessuno lo sa con certezza, ma sono in molti a credere che il Kefir abbia avuto un ruolo cruciale.
Tra questi illustri studiosi come il Prof. Drasek, il Prof. Menkiv e il premio nobel Ilya Ilitch Metchnikov, che hanno documentato come gli abitanti delle regioni caucasiche non conoscano tubercolosi, cancro né disturbi intestinali, considerando il Kefir come uno dei principali fattori chiave della loro salute di ferro.

Ma che cos’è il Kefir di latte?

La parola Kefir deriva dall’armeno keif che significa benessere.
Si tratta di una bevanda fermentata contenente una gran moltitudine di ceppi di lieviti e batteri benefici (in relazione simbiotica) che gli conferiscono diverse proprietà interessanti per la salute umana.

Kefiran di latte
granuli di kefir
Il Kefir di latte si ricava dalla fermentazione del latte animale (di mucca, pecora, capra, ecc..). Il latte viene fatto fermentare con l’ausilio di uno starter, o meglio dei fermenti. Si tratta dei granuli di Kefir (anche detti Kefiran), costituiti da fermenti lattici e lieviti agglomerati insieme in una struttura particolare biancastra e gelatinosa. Ancora oggi nessuno sa con precisione da dove derivano e come si formino questi granuli. Infatti non è mai stato possibile ricostruire in laboratorio il granulo di Kefir a partire dalla microflora che lo compone.
Il finale della fermentazione è una bevanda dalla consistenza cremosa, dall’aspetto simile allo yogurt, ma leggermente più acido, frizzantino e lievemente alcolico (0.1 – 0.5 %). Le caratteristiche del Kefir di latte può variare in base al tipo di latte utilizzato e in relazione al tempo di fermentazione (in genere tra le 24 e le 48 ore). 

Fermenti vivi

Ciò che rende incredibilmente salutare questa bevanda è l’elevatissima concentrazione di probiotici e prebiotici.
Infatti il Kefir di latte contiene oltre 30 differenti specie di fermenti vivi suddivisi tra Lattobacilli, Lattococchi-Streptococchi, Acetobatteri e lieviti e sono tantissimi se li si confronta con il comune Yogurt, contenente solo due ceppi batterici che sono il Lactobacillus Bulgaricus e lo Streptococcus Termophilus.
I fermenti vivi del Kefir riescono a raggiungere illesi l’intestino, colonizzando e migliorando sensibilmente la flora batterica qui presente e contrastando l’attività patogena dei batteri antagonisti.
Questi in buona sostanza sono i fermenti vivi che possono formarsi* nel Kefir di latte: 

Lactobacilli (62-69%)
  • Lactobacillus acidophilus
  • Lactobacillus brevis
  • Lactobacillus casei
  • Lactobacillus casei subsp. rhamnosus
  • Lactobacillus casei subsp. pseudoplantarum
  • Lactobacillus paracasei subsp. paracasei
  • Lactobacillus cellobiosus
  • Lactobacillus delbrueckii subsp. bulgaricus
  • Lactobacillus delbrueckii subsp. lactis
  • Lactobacillus fructivorans
  • Lactobacillus helveticus subsp. lactis
  • Lactobacillus hilgardii
  • Lactobacillus kefiri
  • Lactobacillus kefiranofaciens
  • Lactobacillus kefirgranum sp. nov
  • Lactobacillus parakefir sp. nov
  • Lactobacillus lactis
  • Lactobacillus plantarum

Lactococchi e Streptococchi (11-12%)

  • Lactococci lactis subsp. lactis
  • Lactococci lactis var. diacetylactis
  • Lactococci lactis subsp. cremoris
  • Lactococci mesenteroide
  • Streptococci salivarius subsp. thermophilus
  • Streptococci lactis
  • Enterococcus durans
  • Leuconostoc cremoris
  • Leuconostoc mesenteroides

Lieviti (16-20%)

  • Candida kefir
  • Candida pseudotropicalis
  • Candida rancens
  • Candida tenuis
  • Debaryomyces hansenii
  • Kluyveromyces lactis
  • Kluyveromyces marxianus var. marxianus
  • Kluyveromyces bulgaricus
  • Kluyveromyces fragilis/marxianus
  • Saccharomyces subsp. torulopsis holmii
  • Saccharomyces carlsbergensis
  • Saccharomyces unisporus
  • Zygosaccharomyces rouxii

Acetobatteri

  • Acetobacter aceti
  • Acetobacter rasens
*Va detto Kefir di latte prodotto in casa può contenere una differente composizione di fermenti. Infatti, i vari ceppi possono essere o meno presenti a seconda dell’origine dei granuli.

Benefici del Kefir di latte

Per tradizione secolare, il Kefir di latte è considerato un latte fermentato con ottime proprietà probiotiche salutistiche. Si attribuiscono ad esso effetti favorevoli nel prevenire, come anche nel risolvere, gastriti, diarrea, malattie intestinali nei bambini e problemi di digestione nelle persone anziane, sino a determinare effetti favorevoli sull’apparato circolatorio e sul sistema nervoso.
Si può ancora aggiungere che la presenza di anidride carbonica e sali di calcio facilita la diuresi e che l’acidità e la caratteristica microflora stimolano la salivazione, la secrezione di enzimi nello stomaco e migliora la peristalsi intestinale.
Nei paesi orientali, in particolare in Russia, il Kefir di latte è tenuto in grande considerazione negli ospedali e viene incluso nelle diete dei pazienti affetti da dismetabolismi intestinali e generali, ipertonicità, aterosclerosi e allergie. Infine, al pari del kumys (latte fermentato acido-alcoolico ottenuto con latte di cavalla), il Kefir viene considerato un buon rimedio supplementare nel trattamento della tubercolosi. 

Adatto anche agli intolleranti al lattosio

Innanzitutto va detto che i granuli di Kefir si nutrono di lattosio, per cui il prodotto finale avrà una percentuale di lattosio molto basso. Inoltre nel processo di fermentazione viene prodotto l’enzima lattasi, che è quell’enzima deputato della digestione del lattosio che manca in tutti quei soggetti che sono intolleranti al latte (circa un 80% della popolazione adulta). Per cui anche chi è intollerante al latte può digerire senza alcun problema il Kefir di latte. Non solo, le sostanze contenute nella bevanda sono utili anche perché migliorano la digiribilità degli altri cibi e non soltanto del Kefir stesso. 

yogurt e latte di kefir
consistenza simile allo yogurt
Migliora la flora intestinale

Come già accennato il Kefir di latte è un concentrato di probiotici, in grado di resistere all’attacco dei succhi gastrici e arrivare dunque illesi nell’intestino, dove arricchiscono e migliorano la flora intestinale riequilibrandola e apportando innumnerevoli benefici:
  • Regolarità intestinale: la  regolare assunzione di Kefir regola la funzionalità dell’intestino, garantendo una valida protezione sia contro la stitichezza che contro la diarrea, entrambi dei disturbi conseguenti allo squilibrio della microflora intestinale.
  • Potenzia le difese immunitarie: l’organismo da solo non è in grado di sintetizzare le vitamine, ma le procura tramite la flora intestinale. Le vitamine sono a loro volta fondamentali per il buon funzionamento del sistema immunitario. Inoltre alcuni studi hanno dimostrato che i probiotici  presenti nel Kefir di latte sono in grado di stimolare alcune popolazioni linfocitarie deputate al riconoscimento e alla distruzione di cellule cancerogene, o agenti patogeni (cellule NK e macrofagi);
  • Previene e contrasta la formazione della Candida e Cistite: il tratto genito urinario, specialmente nelle donne, ospita molti microrganismi “buoni” e anche qui i probiotici del Kefir hanno un ruolo  importante nel prevenire e talvolta nel curare casi di Candida albicans e cistite, quest’ultima provocata nella maggior parte dei casi da una maggiore concentrazione di E. coli che, normalmente può diventare patogeno ad elevate concentrazioni. I probiotici agiscono  per competizione, producendo molecole antibiotiche selettive, che inibiscono la crescita e la proliferazione di altri batteri e microrganismi patogeni.

Ricco di vitamine B9 e B12

Il Kefir ricavato dal latte intero ha più o meno lo stesso potere calorico del latte di provenienza.
La fermentazione non modifica significativamente il contenuto calorico, ma piuttosto la composizione di certi nutrienti. Se da una parte Il Kefir di latte presenta una quantità inferiore di lattosio e di alcune vitamine, dall’altra avremo un contenuto piuttosto alto di vitamina B12 (cobalanina) e B9 (acido folico). Rimangono invece inalterati i sali minerali.
La vitamina B12 è molto importante per la sintesi dell’emoglobina. È necessaria al metabolismo del tessuto nervoso, delle proteine, dei grassi e dei carboidrati. Inoltre regola l’assunzione del ferro da parte dell’organismo e fissa la vitamina A nei tessuti. Una sua carenza comporta seri disturbi neurologici e comportamentali e può inoltre portare a forme di anemia.
La vitamina B9, meglio nota come acido folico è importantnissima per la sintesi del DNA e delle proteine e per la formazione dell’emoglobina, ed è fondamentale per la corretta crescita dell’embrione. La presenza di vitamina B9 è indispensabile per equilibrare i livelli di omocisteina, amminoacido associato a malattie cardiovascolari e infarti. Per la sua azione di protezione dei tessuti che andranno a formare il feto, risulta importante per la prevenzione di difetti congeniti (diabete, malformazioni, anemie).

Come si prepara?

 

come fare il kefir di latte
gli attrezzi del "mestiere"
Vediamo ora come puoi prepararti da solo in casa il Kefir di latte.
Per prima cosa bisogna procurarsi lo starter, ovvero i granuli di Kefir per far fermentare il latte. Senza i granuli non è possibile produrre il Kefir. Continuando la lettura scoprirai come procurarti questi granuli.
Poi c’è bisogno anche di:
  • un contenitore in vetro dalla capienza di 1 litro e mezzo circa, con un ampia imboccatura per facilitare la pulizia;
  • una bacinella larga, di plastica, o di vetro, per l’operazione di filtraggio del Kefir
  • un colino di plastica o in acciaio inox (altri tipi di metallo sono proibiti) a maglie fitte
  • un cucchiaio di plastica
  • uno o più contenitori in vetro, in cui versare il Kefir di latte, ottenuto dopo la fermentazione
  • un litro di latte fresco intero o scremato (latte vaccino, di capra, di pecora, o di altro animale);
  • circa 100g di granuli di Kefir

Preparazione

  1. Metti i granuli di Kefir nel contenitore di vetro;
  2. Versa il latte (deve essere freddo o a temperatura ambiente e assolutamente mai caldo);
  3. Chiudi il recipiente in maniera non ermetica, appoggiando solo il coperchio, o in alternativa mettendo un tovagliolo di carta o di stoffa con l’elastico in modo da permettere il passaggio dell’aria, ma non dei moscerini o della polvere. Infatti il Kefir ha bisogno di aria e i gas che sviluppa durante la fermentazione devono poter uscire facilmente;
  4. Riponi il recipiente in un luogo non esposto alla luce diretta del sole (o al buio);
  5. La fermentazione può andare avanti dalle 24 alle 48 ore e i tempi si riducono durante la stagione calda. In genere bisogna aspettare fintanto che il latte non si è cagliato. Tieni presente che il Kefir non deve cagliare eccessivamente ma rimanere abbastanza liquido altrimenti rischia di diventare eccessivamente acido.
  6. Il Kefir è pronto, ora dovrai procedere al filtraggio.

Filtraggio

  1. Vediamo ora come filtrare il Kefir di latte, o meglio come separare i granuli di Kefir dal latte fermentato (lo “yogurt”). Una volta effettuata la separazione i granuli vanno messi in nuovo latte, dal quale trarrano il loro nutrimento, e lo yogurt potrà essere consumato subito o a distanza di qualche giorno.
  2. Prendi il barattolo con il Kefir e svuota il contenuto nel colino appoggiato preventivamente sulla bacinella di plastica o di vetro. Lascia filtrare per circa 5-6 minuti per consentire alla parte più liquida del composto fermentato, il siero, di colare nel contenitore. Tale tempo potrà in seguito essere variato sulla base dei propri gusti personali. Raccogliere in un altro contenitore il siero.
  3. Metti di nuovo il colino sul contenitore e aiutandoti con il cucchiaio mischia i granuli e lo “yogurt” pressandoli contro le maglie del colino fino a separare i granuli dallo yogurt. La prima volta che eseguirai questa operazione avrai paura di danneggiare i granuli di Kefir: tranquillo… reggono benissimo manipolazioni anche vigorose.
  4. Lo “yogurt”, cioè il Kefir di latte, può essere consumato subito o conservato anche per una settimana in frigo, in un barattolo di vetro chiuso ermeticamente, naturalemente più giorni passano e più avrà un sapore più forte.
  5. Rimetti* i granuli nel contenitore di vetro e aggiungi il latte in proporzione 1:10 (100g di granuli di Kefir, 1 litro di latte).
*E’ importante sapere che i granuli di Kefir ad ogni fermentazione aumentano di numero e quindi di peso. Per cui una parte di questi granuli, se intendi riutilizzare sempre lo stesso litraggio di latte, dovranno essere per forza buttati, oppure regalati, o mangiati.

mercoledì 6 gennaio 2016

13 consigli per la guarigione

Secondo il Dr. Ryke Geerd Hamer
 
Traduzione e adattamento di Giorgio Beltrammi - Dal sito www.facebook.com/SandraKordiDespertandonos
1. Non lasciarsi prendere dal panico e dagli attacchi di panico
Entrare nel panico farà sì che il centro di comando esegua un programma e stabilirà dove debba agire. In quel momento la persona perde la connessione funzionale coerente del cervello. Molta gente muore nel panico. La persona non dovrebbe mai entrare nel panico, né scatenare in altri il panico. Si dovrebbe avere una enorme cura con chi ci sta intorno e specialmente chi è assistito da noi stessi.
AMIAMOCI! Amate voi stessi ed amatevi anche tra voi.
AMARSI ha un doppio valore terapeutico. Se una persona ama se stessa, anzitutto non avrà alcun conflitto con se stessa, né di svalutazione, né di colpevolezza. Se si ama il prossimo non ci saranno conflitti con gli altri.
NON ENTRARE NEL PANICO significa che la persona inferma non si deve mai spaventare e CHE IL TERAPEUTA MAI deve spaventare la persona malata. Entrare nel panico è acquistare un biglietto di sola andata.
Ad esempio: dire ad una madre in tono grave che suo figlio ha una leucemia, è un crimine. La leucemia non è una malattia! È il primo dei cinque passi biologici naturali di rigenerazione del sangue dopo un conflitto la cui risposta biologica è stata una anemia!
 
2. Sopportare la vagotonia
Intorno alle ore 22 si scatena normalmente l'impulso massimo della vagotonia. Il nervo vago è il più poderoso nervo dell'organismo: non c'è modo di vincere il sonno. È il nostro ritmo ancestrale: l'uomo è un animale diurno, nel suo codice biologico di comportamento, antico di quattro milioni di anni, è indotto a cacciare, raccogliere i frutti, agire di giorno e riposare di notte. È durante la notte che tutto è automatizzato in modo che l'organismo concentri il suo lavoro nel tubo digerente. Abbiamo meno attività cerebrali, cardiaca e respiratoria.
È normalmente nella notte che tutte le malattie si fanno più insopportabili, in quanto è in questa vagotonia che il cervello ripara meglio e può avere più edemi. Si può fare qualcosa per ridurre questi edemi, in modo che siano più sopportabili, ma solo ridurli. Se si tenta di impedirli, non avverrà la riparazione.
Se la vagotonia è molto forte, la testa può essere calda al punto tale che la persona può fare una doccia e non aver bisogno di asciugarsi i capelli, perché questi si asciugheranno molto rapidamente per via della termogenesi per conduzione. Questo succede quando la testa è "compressa" da edemi biologici: in questo momento OCCORRE ASSISTERE LA PERSONA.
 
3. Tutte le sere fare il bilancio della giornata
Occorre sapere se non si è "lavorato" troppo durante il giorno.
Se è così, occorre riposare obbligatoriamente il giorno seguente (per le malattie importanti come il cancro, la fibromialgia, l'artrite, ecc). Il malato deve curarsi. Può fare molte cose, ma deve occuparsi della propria malattia prima di tutto il resto. Non deve attendere che QUALCUNO O QUALCOSA LO CURI, deve essere motivato. C'è un doppio messaggio in ciò.
Deve occuparsi di se stesso, deve fare un ripasso della sua giornata, interessarsi alla vita, prendere nota, fare questo bilancio.
Se ha fatto troppo, deve riposarsi il giorno seguente, in quanto entra troppo in stress, in attività ed il cervello entra in simpaticotonia, impedendo la vagotonia riparatrice. In questo modo si impedisce la guarigione.
 
4. Tutte le mattine prendere una penna e pianificare la giornata
Si deve rispettare il piano e prevedere almeno 6 ore di riposo oltre a quello notturno. Queste sono le regole per i malati più gravi e devono lottare contro le proprie angosce. Il che lo potrebbe portare a partecipare a cose poco impegnative per dimostrare di poter fare come tutti gli altri. È UNA REAZIONE DI FUGA, è un gioco perverso.
DEVE CONCENTRARSI SULLA PROPRIA GUARIGIONE perché questa è possibile. Deve evitare di entrare nello stress dell'azione.
Con 6 ore di riposo, oltre a quelle della notte, si ha una sufficiente vagotonia.
Il cervello ha una forza straordinaria per curarci a dispetto di tutto quello che facciamo contro di lui (tra paure, liti, messaggi deprimenti o terribili che riceviamo durante il giorno e a causa delle azioni).
 
5. Fare sempre prima il necessario
Se questo oltrepassa le tre ore di sforzo fisico o psicologico, si deve scartare il superfluo e riposare, a cuor leggero in quanto si sta facendo ciò che corrisponde alla propria cura e non il contrario. La maggior parte della gente si deprime, si demoralizza, ha paura di riposarsi: hanno lo STRESS DEL PROPRIO PROBLEMA, DELLA PROPRIA DECREPITEZZA e QUESTO È UN CONFLITTO SECONDARIO MOLTO FORTE. "NON POSSO FARE NIENTE, QUINDI NON SERVO".
Fare ciò che è assolutamente necessario permette alla persona di dimostrare che esiste, ma occorre misurare il tempo. La persona malata desidera dimostrare che può fare, ma se passa le 3 ore di impegno fisico o psicologico, deve riposarsi.
La cosa migliore è leggere qualcosa di leggero, divertente, guardare film divertenti, potendoli vedere nelle quantità che più la soddisfano. È la terapia della risata, posto che si evitino i notiziari che riportano guerre, incidenti, attentati o filmati di morte e violenza. In modo del tutto inconscio si stressa eccessivamente con immagini liminali e subliminali.
DURANTE IL RECUPERO MI OCCUPO DI ME, MI AMO, MI CURO. È VITALE. È LA MANIERA GIUSTA DI CURARSI.
 
6. Rifiutare tutte le opposizioni
Recriminare, discutere con gli altri è uno dei drammi maggiori che garantiscono la ricaduta o impossibilità di curarsi.
"Necessito di loro, del loro aiuto e non della loro opposizione permanente". Questo sottrae calorie e forze necessarie al cervello per riparare e monopolizzare le energie per combattere, può esporre il malato al giudizio di chi lo attornia e queste persone non sanno nulla, parlano tanto per parlare, mentre il malato non si libera dallo stress.
Voglio ricordare una frase che Claude Sabbah attribuisce a suo nonno: "Se la gente che non ha nulla da dire tacesse, ci sarebbe un gran silenzio sul pianeta Terra. Sono sempre quelli che non sanno nulla che chiacchierano".
Stiamo parlando di una elevazione del livello di coscienza umana.
 
7. Privilegiare il riposo notturno
L'essere umano è un essere diurno. Tutti i suoi ritmi biologici basici sono programmati sulla base del ritmo solare.
Posto che per il malato la notte è normalmente il momento di maggior dolore, e in alcuni casi c'è l'angoscia inconscia di "Rimanere svegli o morire?" è abbastanza difficile mantenere questi ritmi. È necessario sdrammatizzare tutto questo. Inoltre, dato che durante il giorno non si è fatto quasi nulla, non si è sufficientemente stanchi per dormire bene. In tal caso non ci sono dubbi sul modificare l'orario del sonno.
Si deve privilegiare il riposo notturno nella misura del possibile, se questo non è semplice, non c'è da preoccuparsi a star svegli fino alle 2 o alle 3 di notte, guardando dei film o leggendo, assumendo uno o più caffè (che riduce anche l'edema cerebrale).
Successivamente, man mano che si migliora, si potrà tornare, un'ora al giorno, al proprio orario normale.
 
8. Mangiare in modo salubre e leggero
Insalate, frutta, cose crude, o cucinate alla griglia, in modo che siano facilmente assimilabili. Se si mangia molto, la digestione consumerà molte calorie che è meglio siano dirette alla guarigione. EVITARE ASSOLUTAMENTE L'ALCOOL IN VAGOTONIA.
 
9. Curarsi normalmente se compare il dolore
Si possono prendere rimedi allopatici e omeopatici come d'abitudine, ciò non metterà la guarigione in pericolo.
 
10. Attendere con pazienza il vero miglioramento
Se una persona non si spaventa per i piccoli o grandi inconvenienti della riparazione e attende riposando nel miglior modo possibile, il miglioramento arriverà.
Se si è passati dalla fase culminante della fase di riparazione, la persona manifesterà molti edemi che possono avere manifestazioni moleste, come dolori, vertigini, febbre se gli edemi si trovano nel tronco cerebrale, malessere.
Ciò NON DEVE SPAVENTARE LA PERSONA: non si tratta di cose gravi, ma dello sforzo della riparazione. Si deve aspettare pazientemente senza avere la convinzione di "essere segnati", altrimenti non c'è cura.
È il principio della persona che ha edemi nelle sue fibre e che con questi si aggrava nel tempo la sua capacità motoria, come nella sclerosi multipla, ade esempio. Data la nostra cultura ancestrale basata sulle apparenze delle malattie, questo ci crea il panico, ci porta a recarci in ospedale urgentemente, a subire iniezioni di cortisone in grandi quantità; il che cambia la persona perché vengono colpiti tutti gli edemi e allevia il dolore. Tuttavia la persona non viene curata e il processo ricomincia con più violenza.
 
11. Mai rimanere molto sotto il sole o con la testa vicino ad una fonte di calore
Il calore moltiplica per quattro le dimensioni dell'edema cerebrale. In questo momento, si esercita una enorme pressione e si corre il rischio di una crisi epilettica forte.
In generale si raccomanda al malato più grave, di evitare di esporsi al sole per un anno, anche al mare. Può stare all'ombra, bagnarsi, ma non di più. Se la testa si trova nei pressi di una fonte di calore, vale la stessa raccomandazione. È UTILE PORRE DEL GHIACCIO SULLA TESTA.
Il Dr. Hamer menziona un caso tipico: un imprenditore ha seri problemi perché la sua impresa è messa male nel mese di dicembre. In gennaio la moglie e i figli vanno in vacanza al mare per un mese. Il 15 gennaio l'uomo risolve il suo problema e salva la propria impresa. Va a ricongiungersi con la famiglia in spiaggia e si mette a prendere il sole: quello che lui non sa è che sta uscendo da un conflitto biologica di perdita di territorio. Egli quindi non conosce la relazione tra dolore di testa, il proprio conflitto e il sole che gli sta ingigantendo gli edemi cerebrali. Ha una crisi epilettica in spiaggia e viene portato via in ambulanza.
 
12. Se il problema è molto importante, raffreddare le parti dolorose e la testa
Se il fegato fa male ad esempio, occorre mettere del ghiaccio sopra il fegato e anche nella zona cerebrale di controllo del fegato, ovvero il tronco cerebrale, in corrispondenza quindi della nuca, nella parte superiore del collo. Se il freddo non calma il dolore dell'organo, allora si può applicare del caldo, MA SULLA TESTA VA SEMPRE IL GHIACCIO, SENZA ECCEZIONI. Si raccomanda l'acquisto dei "cold hot pack" e tenerne 4 a portata di mano: due nel congelatore e 2 sulla persona, in modo da poterli cambiare ogni ora.
Se è molto violento, porre il ghiaccio nei due luoghi e fare un bagno caldo dei piedi; la differenza di temperatura fa si che il liquido circoli in maniera meccanica, riducendo un po' l'edema.
 
13. Mai calmare troppo i sintomi
Si possono prendere analgesici o anti-infiammatori per rendere sopportabili i sintomi. I sintomi diventeranno meno intensi solo quando il centro di comando lo deciderà. La presenza dei sintomi è sensata e ci devono essere. È di capitale importanza.
Ad esempio, se ci si taglia un piede con un vetro, il piede farà male mentre cicatrizza la ferita e sarà molto sensibile. È del tutto sensato, altrimenti si continuerebbe a camminare senza curarsi della ferita, che non guarirà. Il dolore ha la funzione di impedire alla persona di fare cose che impediscano la guarigione. Non va mai dimenticato che il cervello non si sbaglia, MAI. Se si ha dolore è perché il cervello ordina il riposo. È necessario rispettare questa intelligenza innata che ci ha permesso di sopravvivere da così tanti milioni di anni.
 
fonte: http://lanaturanoncreasfigati.altervista.org/terapia/consigli-per-la-guarigione.html