Informarmi è la cosa migliore che faccio per vincere la paura di ciò che ignoro. Conoscere il problema mi aiuta a fare le scelte giuste riguardo il metodo da usare per la guarigione. Quando non ero consapevole di cosa accadeva al corpo (e anche alla mente) mi sono affidata soltanto nelle mani di altri esseri umani, ma ora sono convinta che sapere è molto meglio: mi consente di guadagnare tempo prezioso e mi rende più partecipe della mia sorte.
Se non mettiamo la Libertà delle Cure mediche nella Costituzione, verrà il tempo in cui la medicina si organizzerà, piano piano e senza farsene accorgere, in una Dittatura nascosta. E il tentativo di limitare l'arte della medicina solo ad una classe di persone, e la negazione di uguali privilegi alle altre arti, rappresenterà la Bastiglia della scienza medica.
Benjamin Rush, firmatario della Dichiarazione d'Indipendenza USA, 17 Settembre 1787
Benjamin Rush, firmatario della Dichiarazione d'Indipendenza USA, 17 Settembre 1787
lunedì 17 dicembre 2012
domenica 16 dicembre 2012
Approccio easy alle 5 Leggi Biologiche (1)
http://www.youtube.com/watch?v=jHGYzFXXERg questo è l'indirizzo su cui cliccare per poter vedere il primo dei due video realizzati da un ragazzo argentino, per permettere un approccio più "facilitato" alla conoscenza delle 5 Leggi Biologiche. Io l'ho trovato fantastico ed ecco perché lo condivido qui. Tuttavia, anche se i video sono fatti in modo da soffermarsi sulle parole che esprimono i concetti e i principi base, ho voluto estrapolarne le immagini per potermi soffermare ancora di più e darmi così il tempo che mi serve per assimilare i concetti esposti (io sono lenta! e magari anche qualcuno di voi :))
venerdì 7 dicembre 2012
Mi è venuto il cancro. Che fare?
Quando ne trovo di articoli interessanti non posso fare a meno di ospitarli sul mio blog e per non "perderli" e per contribuire a divulgarli. Questo l'ho letto su L'anticasta ed è stato scritto da un medico radiologo (la sua firma è a fine articolo)
La mortalità per i tumori si aggira intorno al 60% a 5 anni. Se poi si va più avanti nel tempo aumenta ulteriormente.
C'è da dire una cosa fondamentale: la
percentuale di guarigione è pressocchè interamente dovuta alla
chirurgia, che quando elimina radicalmente il tumore da ottime
possibilità di sopravvivenza in tumori come il colon o la mammella,
purchè diagnosticati precocemente; oppure all'ematologia, che studia le
leucemie e i linfomi che rispondono discretamente alle terapie
ufficiali, per quanto le percentuali di guarigione siano rimaste ferme
negli ultimi 15 anni.
Ma se noi studiamo i veri e propri casi
oncologici, ossia quelli che non sono stati radicalmente eliminati
dalla chirurgia o inoperabili o che hanno sviluppato metastasi e che
pertanto vengono curati con la chemioterapia o la radioterapia i dati
sono assolutamente desolanti.
Ho personalmente fatto uno studio TC
dei tumori metastatici in cura con chemioterapia o radioterapia, i casi
che, in sostanza, si presentano dall’oncologo: la percentuale di
sopravvivenza a 3 anni è di circa il 14%, a 5 anni potrebbe aggirarsi
intorno al 6%, ad essere ottimisti.
Recentemente sono state introdotte
delle innovazioni che forse hanno addirittura creato più danni che
benefici: nei casi eradicati completamente dalla chirurgia è stata
introdotta la chemioterapia preventiva: se il paziente guariva senza
niente adesso corre addirittura il rischio di essere ammazzato dalla
chemioterapia. Ma la chemioterapia preventiva apporta un vantaggio
statistico: aumentano i casi di sopravvivenza in coloro che praticano
la chemio stessa: ovvio, se la somministro ai pazienti sani, è
evidente.
I costosissimi farmaci biologici non
hanno fornito sostanziali miglioramenti, se non qualche repentino
quanto illusorio miglioramento seguito quasi sempre da una nuova
ricaduta.
Ci sono poi altri protocolli
sperimentali sui quali la dice lunga il commento di una stessa oncologa
che, parlando del suo primario dice: quello è pazzo, fa le
sperimentazioni sugli umani.
La maggioranza dei “superstiti”
sviluppa comunque un secondo tumore entro i 12 anni: alla fine, in
buona sostanza non si salva nessuno, senza considerare poi il tipo di
vita che sono costretti a fare, che spesso ci si chiede se sia il caso
di essere vissuta.
Girano poi continuamente notizie,
riportate soprattutto su blog e siti internet di casi di malati
terminali miracolati da terapie alternative come il Metodo di Bella, il metodo Hamer, il metodo Simoncini, la cura Pantellini, la terapia di Rath, la cura Gerson e molte altre.
Visti i risultati pessimi della terapia
ufficiale perchè non fare una sperimentazione di queste?
Nulla da
fare, la scienza ufficiale continua a boicottarle con un cinismo e una
spietatezza incredibili: se muori con quelle cure condannano il medico
per omicidio colposo (nella trasmissione Mi manda rai 3 di qualche mese
fa qualcuno ha parlato addirittura di omicidio volontario!); se muori
con le cure ufficiali è normale perché è normale che di tumore si
muoia!
Ma il problema è che le cure
alternative costano troppo poco e le case farmaceutiche andrebbero in
bancarotta. E comunque la cura del cancro comincerà in futuro anche a
diventare un serio problema anche dal punto di vista economico.
Il boicottaggio delle cure alternative
viene da molto in alto: non è certo solo un discorso di giro di
interessi tra medici, farmacisti, case farmaceutiche e baroni vari:
questi rappresentano solo la base della piramide.
Ai vertici ci sono
sostanzialmente due famiglie: i Rotschild e i Rockfeller oltre agli
altri individui che compongono il cosiddetto Gruppo Bildelberg:
banchieri, petrolieri e leader di multinazionali vari: tutta gente
senza scrupoli ai quali la vostra salute non interessa assolutamente un
fico secco, anzi, se siete malati, deboli e debosciati essi sono
più contenti perché possono controllare meglio il mondo.
Entrambi
controllano duecento case farmaceutiche circa.
Entrambi condizionano i
meccanismi di controllo stessi dei farmaci.
Sono anche inseriti in
tutti i meccanismo di controllo della politica, della finanza e del
commercio mondiale.
Condizionano la stampa e i politici del mondo.
Riescono, attraverso la televisione e altri meccanismi sofisticati a
condizionare anche la mente.
Benissimo! La medicina ufficiale come
viene presentata adesso negli Ospedali, come si studia nelle Università
serve solo a loro per fare soldi e per fare stare peggio la gente: è
sufficiente pensare al fatto che i progressi della medicina riguardano
solo le patologie acute (per le quali si guarisce spontaneamente oppure
si muore, ed in tal caso viene a cessare la tua funzione di
consumatore) mentre per le patologie croniche non esiste
fondamentalmente cura: non c’è cura per il cancro, né per
l’arteriosclerosi, né per le malattie autoimmuni, né per l’artrosi:
anzi ci si ammala sempre di più e dopo i 50 anni e spesso anche prima è
molto facile che dobbiamo sopravvivere grazie ai farmaci (che non ci
curano ma magari ci ritardano la morte).
A questo punto, che fare contro il cancro?
Innanzitutto bisognerebbe cercare di
prevenirlo: anche lì la medicina ufficiale ti disinforma con idiozie
tipo “fare la mammografia” o non fumare o bere, tutte cose giuste, ma
che cambiano poco la possibilità di ammalarsi, che invece potrebbe
ridursi sensibilmente con altri accorgimenti che si guardano bene dal
dirti, anzi, meno ne sai e meglio è.
Per esaminare quali sono
questi accorgimenti basta riprendere appunto in considerazioni le
terapie alternative: se queste terapie hanno la capacità di guarire il
cancro a maggior ragione funzioneranno per non fartelo venire.
Queste terapie sono numerose, come
detto precedentemente, ma in pratica possono essere raggruppati in 4
gruppi a seconda del meccanismo di azione:
1) antiossidanti: combattono
la formazione dei radicali liberi che sono il primum movens nella
formazione dei tumori. La sostanza più importante tra questi è la
vitamina C, che ha anche altre proprietà in quanto rinforza il tessuto
connettivo creando una maggiore barriera alla crescita del tumore. Ci
sono poi una serie di sostanze antiossidanti presenti in natura tra cui
vitamine e altri oligoelementi: su questi principi si basa la Medicina
cellulare di Rath , che si ispira a Linus Pauling, la Terapia Gerson,
la cura Pantellini e molte altre.
2) Antiacidi: il tumore si
riproduce in ambiente acido, quindi agiamo sul pH (metodo Simoncini)
3) Azione sulla mente: il tumore si forma a seguito di stress negativi, specie se prolugati, quindi una sorta di psicoterapia per
combattere l’evento stressante avrebbe azione benefica (metodo Hamer)
4) Apoptosi: la stessa vitamina C o la Somatostatina usata nella
Terapia Di Bella o altre sostanze presenti in natura come l’Epigallogallato che si trova nel the' verde o la cartilagine di squalo
hanno questa proprietà di bloccare crescita del tumore.
Vi è poi
tutta un’altra serie di sostanze il cui meccanismo d’azione non è noto
ma che molta gente ha usato con beneficio, come per esempio il veleno di Scorpione; oppure terapie omeopatiche usate con successo come la Terapia di Zora.
Ad eccezione della somatostatina tutte
le altre sostanze sono acquistabili sul mercato a prezzi sostenibili da
chiunque senza bisogno di aiuti dalla “mutua” (che se ne guarda bene
dal darteli…).
Nella vita quotidiana siamo sottoposti a
sostanze tossiche in quantità sempre maggiori, presenti nell’aria che
respiriamo: gas di scarico delle auto, inceneritori (tutte cose che
finanziano gli istituti di ricerca sul cancro, ma guarda un po’ …);
oppure presenti nella nostra alimentazione.
Nella carne sono presenti
antibiotici e ormoni, usati negli allevamenti intensivi, allora
qualcuno dirà beh , io sono furbo e introduco le proteine attraverso i
legumi, che sono i prodotti che più facilmente subiscono la
contaminazione degli Ogm.
Il pesce è anch’esso allevato con gli
stessi metodi del bestiame e contaminato con gli stessi prodotti: nel
mare non c’è certo pesce per tutti. I prodotti derivati dalla farina
subiscono i processi di trattamento che alterano la naturalezza.
La
frutta e la verdura subiscono anch’esse trattamenti vari.
Chi sostiene che le vitamine sono già
presenti nella nostra alimentazione in dosi sufficienti dice una
stupidaggine: primo, perché i cibi sempre più trattati ne determinano
una riduzione, secondo, perché sottoposto ad una maggiore quantità di
sostanze tossiche, il nostro organismo ne richiede un maggiore
quantitativo.
In definitiva per la prevenzione dei
tumori sarebbe fondamentale un introduzione di antiossidanti in gran
quantità e di vitamina C a dosi di grammi (3 grammi al giorno sono la
dose ideale per la prevenzione secondo Alberto Mondini, nonché secondo
la medicina cellulare di Rath: vedi
oppure
Sempre in questi link troverete protocolli terapeutici per la
prevenzione delle altre malattie croniche, come per esempio
l’arteriosclerosi.
A differenza delle terapie ufficiali,
ove se si mescolano protocolli terapeutici si rischia seriamente la
vita del paziente, i suddetti protocolli terapeutici non sono
incompatibili tra loro, quindi niente perla quale se, alle vitamine e
oligoelementi di Rath si aggiunge un po’ di bicarbonato di sodio
(Simoncini ) o un po’ di psicoterapia in caso di forte stress emotivo.
A questo punto che fare in caso di
cancro.
Il cancro è sempre una brutta bestia quindi il nostro
armamentario va utilizzato tutto e alla massima potenza Tanto per
cominciare usare il buon senso: dipende molto dal tipo di cancro,
soprattutto se è vascolarizzato o no, dell’estensione e che organo
colpisce.
Se è a crescita lenta, per esempio possiamo eseguire
controlli ecografici o TAC inizialmente a breve distanza, per vedere
la risposta.
La chirurgia, in molti casi non la
escluderei a priori: ci sono organi dove togliere un pezzo, come per
esempio l’intestino, ha ottime possibilità di guarigione, specie se
ovviamente poi aggiungiamo il nostro “armamentario”.
La chemioterapia
ricordiamoci sempre che potrebbe rispondere bene nelle leucemie e
linfomi, ma gli stessi rispondono bene a tutte le terapie in genere
quindi sarebbe opportuno cominciare con una terapia alternativa (o
meglio con tutte) e vedere l’efficacia a breve distanza.
Capisco
tuttavia che la scelta in questo caso è difficile, tuttavia quello che
assolutamente sconsiglierei è continuare la chemioterapia nel caso in
cui il linfoma non è sparito entro tre mesi o in caso di recidiva
consiglierei anzi, di partire sempre e comunque con le terapie
alternative anche in caso di scelta della chemioterapia continuando a
farle per anni anche dopo cessazione della chemio stessa.
L’unico
caso in cui non escluderei un ciclo di chemio potrebbe essere il
linfoma Non Hodgkin aggressivo: in questo caso siamo quasi nell’ambito
della patologia acuta e forse potrebbe non esserci il tempo materiale
per organizzare una cura alternativa.
In tutti gli altri casi : tumori non
eradicabili perfettamente con la chirurgia e tumori non della linea
ematica il mio consiglio sono le terapie alternative.
Nei siti linkati
ci sono le vitamine e gli oligoelementi alle dosi da assumere. Nel
caso la vitamina C si puo’ aumentare fino a decine di grammi al giorno e
lo stesso per gli oligoelementi che si associano ad essa. Ovviamente
si puo’ assumere anche l’ascorbato di potassio, o il bicarbonato di
sodio.
Non ci sono dosi ben precise: le dosi
in tutte queste terapie ce le dice il nostro intestino: se sono troppo
elevate l’ intestino non le tollererà: si tenga conto tuttavia che si
deve aumentare gradualmente perché altrimenti l’intestino potrebbe non
tollerare dosi anche basse.
Importante la psicoterapia e
soprattutto l’ottimismo: bisogna essere convinti che la nostra cura è
quella giusta: nel cancro questa cosa ha un importanza basilare: in
questo è basilare anche la collaborazione dei parenti che non devono
per nessuna ragione venirti a dire stupidaggini del tipo: sei sicuro
che ti faccia bene!
Per rafforzare il sistema nervoso e al contempo introdurre antiossidanti c’è anche un protocollo chiamato terapia infusionale d’Abramo che da ottimi risultati:
Se le statistiche su queste terapie sono
confortanti, lo sarebbero ancora di più con un associazione delle
stesse. Le statistiche sono abbastanza chiare sulla Medicina ufficiale, su quelle alternative un po’ meno: le terapie alternative sono tante
e ognuno fornisce i suoi dati; i dati girano nel web o in qualche
libro ma mai sulle riviste ufficiali sulla stampa.
Ci si affida tanto a
singole persone che riferiscono di essere guarite anche dopo essere
state date per spacciate. I punti deboli di queste terapie sono dati
dal fatto che, oltre al boicottaggio del potere non c’è una linea di
condotta comune che potrebbe rafforzare sia i dati stessi ampiando
anche la casistica: vi è inoltre purtroppo la tendenza a ricorrere a
queste quando ormai non c’è più niente da fare, l’organismo è distrutto
e generalmente sono presenti metastasi.
Le statistiche fornite da ciascuna
delle Terapie sono comunque sovrapponibili: le % di guarigione (e
attenzione perché nell’oncologia ufficiale non si parla quasi mai di
guarigione ma di remissione: c’è una differenza abissale!) in caso di
ricorso alle stesse in prima diagnosi si aggirano intorno all’80% più o
meno per tutte, se eseguite correttamente e con costanza. Crollano
intorno al 10% nei pazienti che si rivolgono a queste quando hanno
visto che con la chemio non c’è più niente da fare (perché sono stati
intelligenti a capirlo da soli!).
Ci sono poi parecchi che associano la
chemio alle terapie ufficiali: avranno risultati intermedi proprio
perché la chemio stessa riduce il loro effetto.
In assenza tuttavia di dati ufficiali
ci si affida ai dati forniti dagli stessi interessati: potrebbero non
essere corretti, ma vi posso dire, da medico ospedaliero, che ci si
puo’ fidare molto meno dei dati che, in generale, la medicina
ufficiale fornisce a proposito di tutte le malattie perché ragioni di
interessi spingono a manipolarli. Se non sarà l’80%, sarà il 65%?
Stiamo parlando comunque di risultati molto migliori di quelli della
medicina ufficiale.
Si, ma, quale scegliere?
Quanto detto
precedentemente direi che fornisce la risposta: in combinazione tra
loro e alle giusti dosi sono ancora più efficaci.
Considerazioni a parte merita la
Terapia Di Bella. Quest’ultima sta entrando nell’ambito della medicina
ufficiale: alcuni giornali parlano già di questa. Sarebbero circa
10.000 le persone che in Italia si stanno curando con essa. I risultati
sono più o meno quelli che si hanno con le altre terapie (alternative)
anche se con una casistica più ampia e quindi più credibile.
Ci sono
molti personaggi famosi che si sono affidati al MDB tra cui l’oncologo
Sidney Wineaver, direttore del Cancer istitute di New york , per sua
moglie ammalata di cancro.
http://www.videomaivisti.it/news.php?readmore=161
A differenza delle
altre terapie, tuttavia, il MDB ha costi proibitivi, difficilmente
sostenibili per lungo tempo da una famiglia appartenente ai ceti poveri
o medi . Per questo motivo peraltro, è probabile che le case
farmaceutiche, vedendo l’impossibilità di sostenere la credibilità
delle terapie ufficiali, si buttino a sponsorizzare la stessa per non
rischiare di far emergere terapie che sarebbero la loro tomba.
E’
questa attualmente un ipotesi piuttosto remota, ma intanto al
congresso mondiale di Oncologia tenutosi in Cina si è parlato
ampiamente del MDB: dove la gente si cura con l’agopuntura, beh , gli
introiti della Somatostatina potrebbero venire comodi.
Gli stessi
medici che danno la cura e tutto il loro entourage che gli fa
pubblicità a spada tratta, anche attraverso facebook, hanno un po’ la
tendenza a negare che possano esserci altre terapie alternative
altrettanto valide, fatto che peraltro, va a indebolire tutto il
movimento che si sta creando contro l’oncologia ufficiale.
C’è
tuttavia un punto fondamentale da tenere presente: la prevenzione.
La
prevenzione del tumore in chi è a rischio, in quelli che sono stati
operati e che al momento non hanno niente; in chi ha avuto la nonna, la
madre e la sorella ammalate di cancro al seno.
Che cosa si fa in
questi casi?
E’ evidente che la Terapia Di Bella non si fa. Vogliamo,
invece, una volta per tutta fare una sperimentazione come si deve a
livello nazionale della vitamina C e degli antiossidanti o si ha troppa
paura di scoprire e mettere troppo in evidenza il fatto che il cancro
guarisce anche con la vitamina C che costa 28 euro al chilo?
di Gianpaolo Cavallaro, medico radiologo
Le autopsie rivelano che i tumori…
articolo di Marcello
Pamio - tratto
da "Cancro Spa"
Luigi De Marchi,
psicologo clinico e sociale, autore di numerosi saggi conosciuti a
livello internazionale, parlando con un amico anatomo-patologo del
Veneto sui dubbi dell’utilità delle diagnosi e delle terapie
anti-tumorali, si sentì rispondere:
«Sì, anch’io ho molti dubbi. Sapessi quante volte, nelle autopsie sui cadaveri di vecchi contadini delle nostre valli più sperdute ho trovato tumori regrediti e neutralizzati naturalmente dall’organismo: era tutta gente che era guarita da sola del suo tumore ed era poi morta per altre cause, del tutto indipendenti dalla patologia tumorale»[1].
«Se la tanto conclamata diffusione delle patologie cancerose negli ultimi decenni - si chiese Luigi De Marchi - in tutto l’Occidente avanzato fosse solo un’illusione ottica, prodotta dalla diffusione delle diagnosi precoci di tumori che un tempo passavano inosservati e regredivano naturalmente? E se il tanto conclamato incremento della mortalità da cancro fosse solo il risultato sia dell’angoscia di morte prodotta dalle diagnosi precoci e dal clima terrorizzante degli ospedali, sia della debilitazione e intossicazione del paziente prodotte dalle terapie invasive, traumatizzanti e tossiche della Medicina ufficiale. Insomma, se fosse il risultato del blocco che l’angoscia della diagnosi e i danni delle terapie impongono ai processi naturali di regressione e guarigione dei tumori?”.[2]
«Sì, anch’io ho molti dubbi. Sapessi quante volte, nelle autopsie sui cadaveri di vecchi contadini delle nostre valli più sperdute ho trovato tumori regrediti e neutralizzati naturalmente dall’organismo: era tutta gente che era guarita da sola del suo tumore ed era poi morta per altre cause, del tutto indipendenti dalla patologia tumorale»[1].
«Se la tanto conclamata diffusione delle patologie cancerose negli ultimi decenni - si chiese Luigi De Marchi - in tutto l’Occidente avanzato fosse solo un’illusione ottica, prodotta dalla diffusione delle diagnosi precoci di tumori che un tempo passavano inosservati e regredivano naturalmente? E se il tanto conclamato incremento della mortalità da cancro fosse solo il risultato sia dell’angoscia di morte prodotta dalle diagnosi precoci e dal clima terrorizzante degli ospedali, sia della debilitazione e intossicazione del paziente prodotte dalle terapie invasive, traumatizzanti e tossiche della Medicina ufficiale. Insomma, se fosse il risultato del blocco che l’angoscia della diagnosi e i danni delle terapie impongono ai processi naturali di regressione e guarigione dei tumori?”.[2]
Con quanto detto da Luigi De Marchi - confermato anche da autopsie eseguite in Svizzera su cadaveri di persone morte non per malattia - si arriva alla sconvolgente conclusione che moltissime persone hanno (o avevano) uno o più tumori, ma non sanno (o sapevano) di averli.
In questa specifica indagine autoptica (autopsie) fatta in Svizzera, ed eseguita su migliaia di persone morte in incidenti stradali (quindi non per malattia), è risultato qualcosa di sconvolgente:
-
Il 38% delle donne (tra i 40 e 50 anni) presentavano un tumore (in situ)
al seno;
- Il 48% degli uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla prostata;
- Il 100% delle donne e uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla tiroide.[3]
- Il 48% degli uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla prostata;
- Il 100% delle donne e uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla tiroide.[3]
Con tumore in situ
s’intende un tumore chiuso, chiuso nella sua capsula, non invasivo che
può rimanere in questo stadio per molto tempo e anche regredire.
Nel corso della vita è infatti "normale" sviluppare tumori, e non a caso la stessa Medicina sa bene che sono migliaia le cellule tumorali prodotte ogni giorno dall’organismo.
Queste, poi, vengono distrutte e/o fagocitate dal Sistema Immunitario, se l’organismo funziona correttamente.
Molti tumori regrediscono o rimangono incistati per lungo tempo quando la Vis Medicratix Naturae (la forza risanatrice che ogni essere vivente possiede) è libera di agire.
Secondo la Medicina Omeopatica , la “Legge di Guarigione descrive il modo con cui tale forza vitale di ogni organismo reagisce alla malattia e ripristina la salute”.[4]
Cosa succede alla Legge di Guarigione, al meccanismo vitale di autoguarigione, se dopo una diagnosi di cancro la vita viene letteralmente sconvolta dalla notizia del male?
E cosa succede all’organismo (e al Sistema Immunitario) quando viene fortemente debilitato dai farmaci?
Nel corso della vita è infatti "normale" sviluppare tumori, e non a caso la stessa Medicina sa bene che sono migliaia le cellule tumorali prodotte ogni giorno dall’organismo.
Queste, poi, vengono distrutte e/o fagocitate dal Sistema Immunitario, se l’organismo funziona correttamente.
Molti tumori regrediscono o rimangono incistati per lungo tempo quando la Vis Medicratix Naturae (la forza risanatrice che ogni essere vivente possiede) è libera di agire.
Secondo la Medicina Omeopatica , la “Legge di Guarigione descrive il modo con cui tale forza vitale di ogni organismo reagisce alla malattia e ripristina la salute”.[4]
Cosa succede alla Legge di Guarigione, al meccanismo vitale di autoguarigione, se dopo una diagnosi di cancro la vita viene letteralmente sconvolta dalla notizia del male?
E cosa succede all’organismo (e al Sistema Immunitario) quando viene fortemente debilitato dai farmaci?
Ulteriori dati poco
conosciuti
Poco nota al grande
pubblico è la vasta ricerca condotta per 23 anni dal prof. Hardin B.
Jones, fisiologo dell’Università della California, e presentata nel
1975 al Congresso di cancerologia presso l’Università di Berkeley.
Oltre a denunciare l’uso di statistiche falsate, egli prova che i
malati di tumore che NON si sottopongono alle tre terapie canoniche
(chemio, radio e chirurgia) sopravvivono più a lungo o almeno quanto
coloro che ricevono queste terapie. [5]
Il prof. Jones dimostra che le donne malate di cancro alla mammella che hanno rifiutato le terapie convenzionali mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da coloro che si sono invece sottoposte alle cure complete.[6]
Il prof. Jones dimostra che le donne malate di cancro alla mammella che hanno rifiutato le terapie convenzionali mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da coloro che si sono invece sottoposte alle cure complete.[6]
Un'altra ricerca
pubblicata su The Lancet del
13/12/1975 (che riguarda 188 pazienti affetti da carcinoma inoperabile
ai bronchi), dimostra che la vita media di quelli trattati con
chemioterapia è stata di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero
alcun trattamento ebbero una sopravvivenza media di 120 giorni.[7]
Se queste ricerche sono veritiere, una persona malata di tumore ha statisticamente una percentuale maggiore di sopravvivenza se non segue i protocolli terapeutici ufficiali.
Con questo non si vuole assolutamente spingere le persone a non farsi gli esami, gli screening e i trattamenti oncologici ufficiali, ma si vogliono fornire semplicemente, delle informazioni che normalmente vengono oscurate, censurate e che possono, proprio per questo, aiutare la scelta terapeutica di una persona.
Ma ricordo che la scelta è sempre e solo individuale: ogni persona sana o malata che sia, deve assumersi la propria responsabilità, deve prendere in mano la propria vita. Dobbiamo smetterla di delegare il medico, lo specialista, il mago, il santone che sia, per questo o quel problema. Dobbiamo essere gli unici artefici della nostra salute e nessun altro deve poter decidere al posto nostro. Possiamo accettare dei consigli, quelli sì, ma niente più.
Se queste ricerche sono veritiere, una persona malata di tumore ha statisticamente una percentuale maggiore di sopravvivenza se non segue i protocolli terapeutici ufficiali.
Con questo non si vuole assolutamente spingere le persone a non farsi gli esami, gli screening e i trattamenti oncologici ufficiali, ma si vogliono fornire semplicemente, delle informazioni che normalmente vengono oscurate, censurate e che possono, proprio per questo, aiutare la scelta terapeutica di una persona.
Ma ricordo che la scelta è sempre e solo individuale: ogni persona sana o malata che sia, deve assumersi la propria responsabilità, deve prendere in mano la propria vita. Dobbiamo smetterla di delegare il medico, lo specialista, il mago, il santone che sia, per questo o quel problema. Dobbiamo essere gli unici artefici della nostra salute e nessun altro deve poter decidere al posto nostro. Possiamo accettare dei consigli, quelli sì, ma niente più.
I pericoli della
chemioterapia
Il principio terapeutico della chemioterapia è semplice: si usano sostanze chimiche altamente tossiche per uccidere le cellule cancerose.
Il concetto che sta alla base di questo ragionamento limitato e assolutamente materialista è che alcune cellule, a causa di fattori ambientali, genetici o virali, impazziscono iniziando a riprodursi caoticamente creando delle masse (neoplasie).
La Medicina perciò tenta di annientare queste cellule con farmaci citotossici (cioè tossici per le cellule). Tuttavia, questa feroce azione mortale, non essendo in grado di distinguere le cellule sane da quelle neoplastiche (impazzite), cioè i tessuti tumorali da quelli sani, colpisce e distrugge l’intero organismo vivente.
Ci hanno sempre insegnato che l’unica cura efficace per i tumori è proprio la chemioterapia, ma si sono dimenticati di dirci che queste sostanze di sintesi sono dei veri e propri veleni. Solo chi ha provato sulla propria pelle le famose iniezioni sa cosa voglio dire.
Il principio terapeutico della chemioterapia è semplice: si usano sostanze chimiche altamente tossiche per uccidere le cellule cancerose.
Il concetto che sta alla base di questo ragionamento limitato e assolutamente materialista è che alcune cellule, a causa di fattori ambientali, genetici o virali, impazziscono iniziando a riprodursi caoticamente creando delle masse (neoplasie).
La Medicina perciò tenta di annientare queste cellule con farmaci citotossici (cioè tossici per le cellule). Tuttavia, questa feroce azione mortale, non essendo in grado di distinguere le cellule sane da quelle neoplastiche (impazzite), cioè i tessuti tumorali da quelli sani, colpisce e distrugge l’intero organismo vivente.
Ci hanno sempre insegnato che l’unica cura efficace per i tumori è proprio la chemioterapia, ma si sono dimenticati di dirci che queste sostanze di sintesi sono dei veri e propri veleni. Solo chi ha provato sulla propria pelle le famose iniezioni sa cosa voglio dire.
«Il
fluido altamente tossico veniva iniettato nelle mie vene. L’infermiera
che svolgeva tale mansione indossava guanti protettivi perché se
soltanto una gocciolina del liquido fosse venuta a contatto con la sua
pelle l’avrebbe bruciata. Non potei fare a meno di chiedermi: ‘Se
precauzioni di questo genere sono richieste all’esterno, che diamine
sta avvenendo nel mio organismo?’. Dalle 19 di quella sera vomitai
alla grande per due giorni e mezzo. Durante la cura persi manciate di
capelli, l’appetito, la colorazione della pelle, il gusto per la vita.
Ero una morta che camminava».
[ Testimonianza di una malata di cancro al seno ]
[ Testimonianza di una malata di cancro al seno ]
Un malato di tumore
viene certamente avvertito che la chemio gli provocherà (forse) nausea,
(forse) vomito, che cadranno i capelli, ecc.
Ma siccome è l’unica cura ufficiale riconosciuta, si devono stringere i denti e firmare il consenso informato, cioè si sgrava l’Azienda Ospedaliera o la Clinica Privata da qualsiasi problema e responsabilità.
Le precauzioni del personale infermieristico che manipolano le sostanze chemioterapiche appena lette nella testimonianza, non sono una invenzione. L’Istituto Superiore di Sanità italiano ha fatto stampare un fascicolo dal titolo “Esposizione professionale a chemioterapici antiblastici” per tutti gli addetti ai lavori, cioè per coloro che maneggiano fisicamente le fiale per la chemio (di solito infermieri professionali e/o medici). Fiale che andranno poi iniettate ai malati.
Ma siccome è l’unica cura ufficiale riconosciuta, si devono stringere i denti e firmare il consenso informato, cioè si sgrava l’Azienda Ospedaliera o la Clinica Privata da qualsiasi problema e responsabilità.
Le precauzioni del personale infermieristico che manipolano le sostanze chemioterapiche appena lette nella testimonianza, non sono una invenzione. L’Istituto Superiore di Sanità italiano ha fatto stampare un fascicolo dal titolo “Esposizione professionale a chemioterapici antiblastici” per tutti gli addetti ai lavori, cioè per coloro che maneggiano fisicamente le fiale per la chemio (di solito infermieri professionali e/o medici). Fiale che andranno poi iniettate ai malati.
Alla voce Antraciclinici (uno dei chemioterapici usati) c’è scritto che
dopo la sua assunzione può causare: “Stomatite,
alopecia e disturbi gastrointestinali sono comuni ma reversibili. La
cardiomiopatia, un effetto collaterale caratteristico di questa classe
di chemioterapici, può essere acuta (raramente grave) o cronica
(mortalità del 50% dei casi). Tutti gli antraciclinici sono
potenzialmente mutageni e cancerogeni”.[8]
Alla voce Procarbazina (un altro dei chemioterapici usati) c’è scritto che
dopo la sua assunzione può causare: “E’
cancerogena, mutagena e teratogena (malformazione nei feti) e il suo
impiego è associato a un rischio del 5-10% di leucemia acuta, che
aumenta per i soggetti trattati anche con terapia radiante”.
In un altro documento,
sempre del Ministero della Sanità (Dipartimento della Prevenzione –
Commissione Oncologica Nazionale) dal titolo “Linee-guida
per la sicurezza e la salute dei lavoratori esposti a chemioterapici
antiblastici in ambiente sanitario” (documento pubblicato dalle
Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano) c’è scritto: “Uno
dei rischi rilevati nel settore sanitario è quello derivante
dall’esposizione ai chemioterapici antiblastici. Tale rischio è
riferibile sia agli operatori sanitari, che ai pazienti”.
Qui si parla espressamente dei rischi per operatori e pazienti.
Qui si parla espressamente dei rischi per operatori e pazienti.
Il documento continua
dicendo: “Nonostante numerosi
chemioterapici antiblastici siano stati riconosciuti dalla IARC
(International Agency for Research on Cancer) e da altre autorevoli
Agenzie internazionali come sostanze sicuramente cancerogene o
probabilmente cancerogene per l’uomo, a queste sostanze non si
applicano le norme del Titolo VII del D.lgs n. 626/94 ‘Protezione da
agenti cancerogeni’. Infatti, trattandosi di farmaci, non sono
sottoposti alle disposizioni previste dalla Direttiva 67/548/CEE e
quindi non è loro attribuibile la menzione di R45 ‘Può provocare il
cancro’ o la menzione R49 ‘Può provocare il cancro per
inalazione’”.
Quindi queste sostanze,
nonostante provochino il cancro, non possono essere etichettate come
cancerogene (R45 e R49) semplicemente perché sono considerate
“farmaci”.
Questa informazione è molto interessante.
Andiamo avanti: “Nella tabella 1 [vedi sotto, ndA] è riportato un elenco, non esaustivo, dei chemioterapici antiblastici che sono stati classificati dalla IARC nel gruppo ‘cancerogeni certi per l’uomo’ e nel gruppo ‘cancerogeni probabili per l’uomo’. L’Agenzia è arrivata a queste definizioni prevalentemente attraverso la valutazione del rischio ‘secondo tumore’ che nei pazienti trattati con chemioterapici antiblastici può aumentare con l’aumento della sopravvivenza. Infatti, nei pazienti trattati per neoplasia è stato documentato lo sviluppo di tumori secondari non correlati con la patologia primitiva”.
Questa informazione è molto interessante.
Andiamo avanti: “Nella tabella 1 [vedi sotto, ndA] è riportato un elenco, non esaustivo, dei chemioterapici antiblastici che sono stati classificati dalla IARC nel gruppo ‘cancerogeni certi per l’uomo’ e nel gruppo ‘cancerogeni probabili per l’uomo’. L’Agenzia è arrivata a queste definizioni prevalentemente attraverso la valutazione del rischio ‘secondo tumore’ che nei pazienti trattati con chemioterapici antiblastici può aumentare con l’aumento della sopravvivenza. Infatti, nei pazienti trattati per neoplasia è stato documentato lo sviluppo di tumori secondari non correlati con la patologia primitiva”.
Tabella 1
Cancerogeni per l’uomo: Butanediolo dimetansulfonato (Myleran) - Ciclofosfamide - Clorambucil - 1(2-Cloretil)-3(4-metilcicloesil)-1-nitrosurea (Metil-CCNU) - Melphalan - MOPP (ed altre miscele contenenti alchilanti) - N,N-Bis-(2-cloroetil)-2-naftilamina (Clornafazina) - Tris(1-aziridinil)fosfinsolfuro (Tiotepa)
Cancerogeni per l’uomo: Butanediolo dimetansulfonato (Myleran) - Ciclofosfamide - Clorambucil - 1(2-Cloretil)-3(4-metilcicloesil)-1-nitrosurea (Metil-CCNU) - Melphalan - MOPP (ed altre miscele contenenti alchilanti) - N,N-Bis-(2-cloroetil)-2-naftilamina (Clornafazina) - Tris(1-aziridinil)fosfinsolfuro (Tiotepa)
Probabilmente
cancerogeni per l’uomo:
Adriamicina
- Aracitidina
- 1(2-Cloroetil)-3-cicloesil-1nitrosurea
(CCNU)
- Mostarde azotate
- Procarbarzina
Certamente si tratta di
un elenco incompleto perché, sfogliando una trentina di bugiardini di
chemioterapici, mancano diverse molecole cancerogene per ammissione
stessa dei produttori.
In conclusione, il documento sulle “linee guida” riporta alla voce “Smaltimento”:
“Tutti i materiali residui dalle operazioni di manipolazione dei chemioterapici antiblastici (mezzi protettivi, telini assorbenti, bacinelle, garze, cotone, fiale, flaconi, siringhe, deflussori, raccordi) devono essere considerati rifiuti speciali ospedalieri. Quasi tutti i chemioterapici antiblastici sono sensibili al processo di termossidazione (incenerimento), per temperature intorno ai 1000-c La termossidazione, pur distruggendo la molecola principale della sostanza, può comunque dare origine a derivati di combustione che conservano attività mutagena. È pertanto preferibile effettuare un trattamento di inattivazione chimica (ipoclorito di sodio) prima di inviare il prodotto ad incenerimento. Le urine dei pazienti sottoposti ad instillazioni endovescicali dovrebbero essere inattivate prima dello smaltimento, in quanto contengono elevate concentrazioni di principio attivo”.
In conclusione, il documento sulle “linee guida” riporta alla voce “Smaltimento”:
“Tutti i materiali residui dalle operazioni di manipolazione dei chemioterapici antiblastici (mezzi protettivi, telini assorbenti, bacinelle, garze, cotone, fiale, flaconi, siringhe, deflussori, raccordi) devono essere considerati rifiuti speciali ospedalieri. Quasi tutti i chemioterapici antiblastici sono sensibili al processo di termossidazione (incenerimento), per temperature intorno ai 1000-c La termossidazione, pur distruggendo la molecola principale della sostanza, può comunque dare origine a derivati di combustione che conservano attività mutagena. È pertanto preferibile effettuare un trattamento di inattivazione chimica (ipoclorito di sodio) prima di inviare il prodotto ad incenerimento. Le urine dei pazienti sottoposti ad instillazioni endovescicali dovrebbero essere inattivate prima dello smaltimento, in quanto contengono elevate concentrazioni di principio attivo”.
Queste sostanze, che
vengono sistematicamente iniettate nei malati, anche se incenerite a
1000°C
“conservano
attività mutagena”.
Ma che razza di sostanze chimiche sono mai queste?
La spiegazione tra poche righe.
Ma che razza di sostanze chimiche sono mai queste?
La spiegazione tra poche righe.
L’amara conclusione,
che si evince dall’Istituto Superiore di Sanità, è che l’oncologia
moderna per curare il cancro utilizza delle sostanze chimiche che sono cancerogene (provocano il cancro), mutagene (provocano mutazioni genetiche) e teratogene (provocano malformazioni nei discendenti).
C’è qualcosa che non torna:
perché ad una persona sofferente dal punto di vista fisico, psichico e morale, debilitata e sconvolta dalla malattia, vengono iniettate sostanze così tossiche?
Questo apparente controsenso - se non si abbraccia l’idea che qualcuno ci sta coscientemente avvelenando - si spiega nella visione riduzionista e totalmente materialista che ha la Medicina, ma questo è un argomento che affronteremo più avanti.
C’è qualcosa che non torna:
perché ad una persona sofferente dal punto di vista fisico, psichico e morale, debilitata e sconvolta dalla malattia, vengono iniettate sostanze così tossiche?
Questo apparente controsenso - se non si abbraccia l’idea che qualcuno ci sta coscientemente avvelenando - si spiega nella visione riduzionista e totalmente materialista che ha la Medicina, ma questo è un argomento che affronteremo più avanti.
In Appendice sono stati
pubblicati alcuni degli effetti collaterali (scritti nei bugiardini
dalle lobby chimico-farmaceutiche che li producono) di circa trenta
farmaci chemioterapici.
Uno per tutti: l’antineoplastico denominato Alkeran® (50 mg/10 ml: polvere e solvente per soluzione iniettabile che contiene come eccipiente: “acido cloridrico”) della GlaxoSmithKline. “Un alchilante analogo alla mostarda azotata”. Alchilante è un farmaco capace di combinarsi con gli elementi costitutivi della cellula provocandone la sua alterazione.[9]
Dal bugiardino si evince che questa sostanza chimica (usata nei malati tumorali), oltre a provocare la leucemia acuta (“è leucemogeno nell’uomo”), causa difetti congeniti nella prole dei pazienti trattati.
Alla voce “Eliminazione”, viene confermato quanto riportato sopra: “L’eliminazione di oggetti taglienti, quali aghi, siringhe, set di somministrazione e flaconi deve avvenire in contenitori rigidi etichettati con sigilli appropriati per il rischio.
Il personale coinvolto nell’eliminazione (dell’Alkeran) deve adottare le precauzioni necessarie ed il materiale deve essere distrutto, se necessario, mediante incenerimento”.
Incenerimento, come abbiamo letto prima, alla temperatura di 1000-1200 gradi!
Uno per tutti: l’antineoplastico denominato Alkeran® (50 mg/10 ml: polvere e solvente per soluzione iniettabile che contiene come eccipiente: “acido cloridrico”) della GlaxoSmithKline. “Un alchilante analogo alla mostarda azotata”. Alchilante è un farmaco capace di combinarsi con gli elementi costitutivi della cellula provocandone la sua alterazione.[9]
Dal bugiardino si evince che questa sostanza chimica (usata nei malati tumorali), oltre a provocare la leucemia acuta (“è leucemogeno nell’uomo”), causa difetti congeniti nella prole dei pazienti trattati.
Alla voce “Eliminazione”, viene confermato quanto riportato sopra: “L’eliminazione di oggetti taglienti, quali aghi, siringhe, set di somministrazione e flaconi deve avvenire in contenitori rigidi etichettati con sigilli appropriati per il rischio.
Il personale coinvolto nell’eliminazione (dell’Alkeran) deve adottare le precauzioni necessarie ed il materiale deve essere distrutto, se necessario, mediante incenerimento”.
Incenerimento, come abbiamo letto prima, alla temperatura di 1000-1200 gradi!
La spiegazione è che
queste sostanze sono analoghe alle “mostarde
azotate”.
Il sito del Ministero della Salute italiano, alla voce “Emergenze Sanitarie”, si esprime così: “Le mostarde azotate furono prodotte per la prima volta negli anni ’20 e ’30 come potenziali armi chimiche. Si tratta di agenti vescicatori simili alle mostarde solforate che si presentano in diverse forme e possono emanare un odore di pesce, sapone o frutta. Sono note anche con la rispettiva designazione militare HN-1, HN-2 e HN-3. Le mostarde azotate sono fortemente irritanti per pelle, occhi e apparato respiratorio. Sono in grado di penetrare nelle cellule in modo molto rapido e di causare danni al sistema immunitario e al midollo osseo (…) che si manifestano già dopo 3-5 giorni dall’esposizione, che causano anche anemia, emorragie e un maggiore rischio di infezioni. Quando questi effetti si presentano in forma grave, possono condurre alla morte”.[10]
Il sito del Ministero della Salute italiano, alla voce “Emergenze Sanitarie”, si esprime così: “Le mostarde azotate furono prodotte per la prima volta negli anni ’20 e ’30 come potenziali armi chimiche. Si tratta di agenti vescicatori simili alle mostarde solforate che si presentano in diverse forme e possono emanare un odore di pesce, sapone o frutta. Sono note anche con la rispettiva designazione militare HN-1, HN-2 e HN-3. Le mostarde azotate sono fortemente irritanti per pelle, occhi e apparato respiratorio. Sono in grado di penetrare nelle cellule in modo molto rapido e di causare danni al sistema immunitario e al midollo osseo (…) che si manifestano già dopo 3-5 giorni dall’esposizione, che causano anche anemia, emorragie e un maggiore rischio di infezioni. Quando questi effetti si presentano in forma grave, possono condurre alla morte”.[10]
Per “curare”
il tumore oggi vengono utilizzati degli ‘agenti
vescicanti’: prodotti militari usati nelle guerre chimiche.
Anche se la ”guerra al cancro” viene portata avanti con ogni mezzo dall’establishment, ritengo che ci sia un limite a tutto.
Anche se la ”guerra al cancro” viene portata avanti con ogni mezzo dall’establishment, ritengo che ci sia un limite a tutto.
Mi
asterrò dal recar danno e offesa.
Non somministrerò ad alcuno,
neppure se richiesto, un farmaco mortale.
[ Giuramento di Ippocrate ]
Non somministrerò ad alcuno,
neppure se richiesto, un farmaco mortale.
[ Giuramento di Ippocrate ]
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