Se non mettiamo la Libertà delle Cure mediche nella Costituzione, verrà il tempo in cui la medicina si organizzerà, piano piano e senza farsene accorgere, in una Dittatura nascosta. E il tentativo di limitare l'arte della medicina solo ad una classe di persone, e la negazione di uguali privilegi alle altre arti, rappresenterà la Bastiglia della scienza medica.
Benjamin Rush, firmatario della Dichiarazione d'Indipendenza USA, 17 Settembre 1787

lunedì 2 dicembre 2013

Il cervello anarchico

"Vi racconto come il pensiero può farvi ammalare o guarire"

Enzo Soresi, tisiologo, anatomopatologo, oncologo, già primario di pneumologia al Niguarda di Milano. Nel libro "Il cervello anarchico" racconta casi di persone uccise dallo stress o salvate dallo choc carismatico della fede

Dopo una vita passata a dissezionare cadaveri, a curare tumori polmonari, a combattere tubercolosi, bronchiti croniche, asme, danni da fumo, il professor Enzo Soresi, 70 anni, tisiologo, anatomopatologo e oncologo, primario emerito di pneumologia al Niguarda di Milano, ha finalmente individuato con certezza l’epicentro di tutte le malattie: il cervello. Negli ultimi dieci anni, cioè da quando ha lasciato l’ospedale per dedicarsi alla libera professione e tuffarsi con l’entusiasmo del neofita negli studi di neurobiologia, ha maturato la convinzione che sia proprio qui, nell’encefalo, l’interruttore in grado di accendere e spegnere le patologie non solo psichiche ma anche fisiche.


C’era già arrivato per intuizione il filosofo ateniese Antifonte, avversario di Socrate, nel V secolo avanti Cristo: «In tutti gli uomini è la mente che dirige il corpo verso la salute o verso la malattia, come verso tutto il resto». Soresi c’è arrivato dopo aver visto gente ammalarsi o guarire con la sola forza del pensiero.

Primo caso: «Ho in cura una signora di Milano il cui marito, integerrimo commercialista, la sera andava a bucare le gomme delle auto. Per il dispiacere s’è ammalata di tubercolosi. Io lo chiamo danno biologico primario».

Secondo caso: «Un agricoltore sessantenne con melanoma metastatico incontrò Madre Teresa di Calcutta, ricevette in dono un’immaginetta sacra e guarì. Io lo chiamo shock carismatico».

Il professore ha dato una spiegazione scientifica al miracolo: «Il melanoma è un tumore che viene identificato dagli anticorpi dell’organismo, tant’è vero che si sta studiando da 30 anni un vaccino specifico. Non riusciamo a controllarlo solo perché l’antigene tumorale è talmente aggressivo da paralizzare il sistema immunitario. Nel caso del contadino ha funzionato una combinazione di fattori: aspettativa fideistica, strutture cerebrali arcaiche, Madre Teresa, consegna del santino. Risultato: il suo organismo ha sprigionato fiumi di interferoni e interleuchine che hanno attivato gli anticorpi e fatto fuori il cancro». 
Come Soresi illustra nel libro Il cervello anarchico (Utet), già ristampato quattro volte, la nostra salute dipende da un network formato da sistema endocrino, sistema immunitario e sistema nervoso centrale.
«Il secondo ci difende e ci organizza la vita. Di più: ci tollera. L’organo-mito è il linfocita, un particolare tipo di globulo bianco che risponde agli attacchi dei virus creando anticorpi. Abbiamo 40 miliardi di linfociti. Quando si attivano, producono ormoni cerebrali.
Questa si chiama Pnei, psiconeuroendocrinoimmunologia, una nuova grande scienza, trascurata dalla medicina perché nessuno è in grado di quantificare quanti neurotrasmettitori vengano liberati da un’emozione. Io e lei siamo due esperimenti biologici che datano 4 miliardi di anni. Io sono più riuscito di lei. Perciò nego la vecchiaia. Non c’è limite alla plasticità cerebrale, non c’è limite alla neurogenesi. Esiste un flusso continuo di cellule staminali prodotte dal cervello: chi non le utilizza, le perde. Le premesse della longevità sono due: camminare 40 minuti tre volte la settimana - altrimenti si blocca il ricambio delle cellule e non si libera un fattore di accrescimento, il Bdnf, che nutre il cervello - e studiare». 
Secondo il medico-scrittore, è questa la strada per allungare la vita di 10 anni. «Quando ci impegniamo a leggere o a compilare le parole crociate, le staminali vengono catturate dalla zona dell’encefalo interessata a queste attività. Se io oggi sottopongo la sua testa a una scintigrafia e poi lei si mette a studiare il cinese, fra tre anni in un’altra scintigrafia vedrò le nuove mappe cerebrali che si sono create per immagazzinare questa lingua. Prenda i tassisti di Londra: hanno un ippocampo più grande perché mettono in memoria la carta topografica di una città che si estende per 6 miglia».

Il professor Soresi è cresciuto in mezzo alle lastre: suo padre Gino, tisiologo, combatteva la Tbc nel sanatorio Vialba di Milano, oggi ospedale Sacco. Si considera un tuttologo, al massimo un buon internista, che ha scoperto l’importanza della neurobiologia studiando il microcitoma.
«È un tumore polmonare che ha la caratteristica di esordire con sindromi paraneoplastiche, cioè con malattie che non c’entrano nulla col cancro: artrite reumatoide, tiroidite autoimmune, sclerodermia, reumatismo articolare. È una neoplasia che nel 100% dei casi scompare con quattro cicli di chemioterapia. Eppure uccide lo stesso nel giro di sei mesi. Era diventato la mia ossessione: non riuscire a guarire una cosa che sparisce».

Com’è possibile?
«Ci ho scritto 100 lavori scientifici e ci ho messo 30 anni a capirlo: perché il microcitoma ha una struttura neuroendocrina. La massa nel polmone scompare, ma si espande con metastasi ovunque. Ne ho concluso che la medicina non è una vera scienza. Tuttalpiù una scienza in progress».


Diciamo una scienza inesatta.
«L’ho provato sulla mia pelle nel 1950. Ero basso di statura, come adesso, e mio padre si preoccupava. Eppure le premesse genetiche c’erano tutte: lui piccolo, mia madre piccola. Mi portò dal mitico professor Nicola Pende, endocrinologo che aveva pubblicato sei volumi sul timo come organo chiave dell’accrescimento. Pende mi visitò, mi palpò i testicoli e concluse: “Questo bambino ha il timo iperplastico, troppo grosso. Bisogna irradiarlo”. Se mio padre avesse seguito quel consiglio, sarei morto. Questa è la medicina, ragazzi, non illudiamoci».


Torniamo al cervello.
«Sto aspettando di diventare nonno. Il tubo neurale della mia nipotina ha cominciato a svilupparsi dal secondo mese di gravidanza. Alla nascita il cervello non sarà ancora programmato, bensì in fase evolutiva. L’interazione con l’ambiente lo strutturerà. Ora facciamo l’ipotesi che un neonato abbia la cataratta: se non viene operato entro tre mesi, i neuroni specifici della vista non si attivano e quel bimbo non vedrà bene per il resto della vita. Oppure poniamo che la madre sia ansiosa e stressata, il padre ubriacone e manesco: lei capisce bene che i segnali ricevuti dal neonato sono ben diversi da quelli che sarebbero auspicabili. E questo vale fino al terzo anno di vita, quando nasce il linguaggio, che attiva la coscienza del sé, e la persona assume una sua identità. Di questi primi tre anni d’inconsapevolezza non sappiamo nulla, è una memoria implicita, un mondo sommerso al quale nessuno ha accesso, neanche l’interessato, neppure con la psicoanalisi. Ma sono i tre anni che ci fanno muovere».


Allora non è vero che si può «entrare» nel cervello.
«Ai tempi in cui facevo le autopsie, aprivo il cranio e manco sapevo a che cosa servissero i lobi frontali. Li chiamavamo lobi silenti, proprio perché ne ignoravamo la funzione. Molti anni dopo s’è scoperto che sono la sede dell’etica, i direttori d’orchestra di ogni nostra azione».


E graziaddio avete smesso con le lobotomie.
«A quel punto sono addirittura arrivato a fare le diagnosi a distanza. Se mi telefonavano dalla clinica dicendo che un paziente con un tumore polmonare s’era messo d’improvviso a urlare frasi sconce o aveva tentato di violentare la caposala, capivo, dalla perdita del senso etico, che era subentrata una metastasi al lobo frontale destro».


Ippocrate aveva definito il cervello come una ghiandola mammaria.
«Aveva còlto la funzione secretiva di un organo endocrino che non produce solo i neurotrasmettitori cerebrali - la serotonina, la dopamina, le endorfine - ma anche le citochine, cioè la chiave di volta dei tre sistemi che formano il network della vita. Lei sa che cosa sono le citochine?».


Sì e no.
«Sono 4 interferoni, che aiutano le cellule a resistere agli attacchi di virus, batteri, tumori e parassiti, e 39 interleuchine, ognuna con una funzione specifica. Se sono allegro e creativo libero citochine che mi fanno bene, se sono arrabbiato e abulico mi bombardo di citochine flogogene, che producono processi infiammatori. Ecco perché il futuro della medicina è tutto nel cervello. Le faccio un esempio di come il cervello da solo può curare una patologia?».


La ascolto.
«Avevo un paziente affetto da asma, ossessivo nel riferire i sintomi. Più gli davo terapie, più peggiorava. Torna dopo tre mesi: “Sono guarito”. Gli dico: senta, non abbassi la guardia, perché dall’asma non si guarisce. “No, no”, risponde lui, “avevo il malocchio e una fattucchiera del mio paese me l’ha tolto infilandomi gli spilloni nel materasso”. La manderei da un esperto in malocchi, replico io. E riesco a spedirlo dallo psichiatra Tullio Gasperoni. Il quale accerta che il paziente era in delirio psicotico. Conclusione: da delirante stava bene, da presunto normale gli tornava l’asma».


Effetto placebo degli spilloni.
«Paragonabile a quello dei finti farmaci. L’effetto placebo arriva a rispondere fino al 60% nel far scomparire un sintomo. Noi medici non possiamo sfruttarlo, altrimenti diventerebbe un inganno. Ma esiste anche l’effetto nocebo».


Esemplifichi.
«Donna di altissimo livello culturale, fumatrice accanita. Il marito, un imprenditore fratello di un noto politico, la tradiva sfrontatamente con una giovane amante. Quando la informai che aveva un tumore polmonare, mi raggelò: “Non m’interessa. L’importante è che lo dica a mio marito”. Cosa che feci, anche in maniera piuttosto teatrale. Lui scoppiò a piangere, lei sfoderò un sorriso trionfale. È evidente che due anni di stress violento avevano provocato nella donna un abbassamento delle difese immunitarie. Almeno morì contenta, sei mesi dopo. Vuole un altro esempio? Una cara amica con bronchiettasie bilaterali. Antibiotici su antibiotici. Qual era il movente? Non andava più d’accordo col marito. Per due anni non la vedo. La cerco al telefono: “Enzo, mi sono separata, vado in chiesa tutte le mattine, sto bene”. L’assetto psichico stabilizzato le ha consentito di ritrovare la salute. Continuo?».


Prego.
«Colf di 55 anni, origine salernitana, tradizionalista. Mai un giorno di malattia. La figlia le dice: “Vado in Inghilterra a fare la cameriera”. Stress di 10 giorni, ginocchio gonfio così. La lastra evidenzia un’artrosi della tibia: non s’era mai attivata, ma al momento del disagio mentale è esplosa. C’è voluto un intervento chirurgico».


Nel libro Il cervello anarchico lei riferisce di sogni premonitori.
«Sì. Viene da me uno psichiatra milanese, forte fumatore, con dolori scheletrici bestiali. Mi racconta d’aver sognato la sua tomba con la data della morte sulla lapide. Lastra e Tac negative. Era un tumore polmonare occulto, con metastasi ossee diffuse. Morì esattamente nel giorno che aveva sognato. Del resto lo psicoanalista Carl Gustav Jung mentre dormiva avvertì un forte colpo alla nuca, dopodiché gli apparve in sogno un amico che gli disse: “Mi sono sparato. Ho lasciato il testamento nel secondo scaffale della libreria”. L’indomani andò a casa dell’amico: s’era suicidato e la busta era nel posto indicato».

I miracoli secondo lei che cosa sono? Eventi soprannaturali o costruzioni del cervello?
«Io sono per un pensiero laico. Credo nella forza della parola. Se noi due ci parliamo, piano piano modifichiamo il nostro assetto biologico, perché la parola è un farmaco, la relazione è un farmaco. Di sicuro credere fa bene. Un gioielliere milanese mi portò la madre, colpita da metastasi epatiche. Potei prescriverle soltanto la morfina per attenuare il dolore. La compagna brasiliana di quest’uomo si chiama Maria di Lourdes e ha una sorella monaca in una congregazione religiosa che nella foresta amazzonica prega a distanza per le guarigioni. Maria di Lourdes telefonò al suo uomo dal Brasile: “Di’ alla mamma che le suore pregheranno per lei all’ora X del giorno X”. Da quel preciso istante la paziente oncologica, che prima urlava per il dolore, non soffrì più».


Come si mantiene in buona salute il cervello?
«Ho un cugino architetto, mio coetaneo, che sembrava un rottame. S’è iscritto all’università della terza età, ha preso passione per la lingua egiziana, tutti i giorni sta cinque ore davanti al computer, ha già tradotto quattro libri in italiano dall’egiziano. È ringiovanito, ha cambiato faccia».


Sappiamo tutto del cervello?
«Nooo! Sul piano anatomico e biologico sappiamo intorno al 70%. Ma sulla coscienza? Qui si apre il mondo. Lei calcoli che ogni anno vengono pubblicati 25.000 lavori scientifici di neurobiologia».


Allora come fa una legge dello Stato a dichiarare morto un organo che per il 30% ci è ignoto e della cui coscienza sappiamo poco, forse nulla?
«Siccome si muove per stimoli elettrici, nel momento in cui l’elettroencefalogramma risulta muto significa che il cervello non è più attivo».


Ma lei che cosa pensa della morte cerebrale?
«Mi fermo... Però ha ragione, ha ragione lei a essere così attento alla dichiarazione di morte. Nello stesso tempo c’è un momento in cui comunque bisogna dichiarare la morte di un individuo dal punto di vista biologico».


Prima del 1975 dichiaravate la morte quando il cuore si fermava, l’alito non appannava più lo specchio, il corpo s’irrigidiva.
«Eh, lo so... La morte cerebrale consente di recuperare gli organi per i trapianti».


Ha mai sperimentato su di sé disagi psichici che hanno influenzato il suo stato di salute?
«Nel 1971 ho sofferto moltissimo per la morte di mia moglie Marisa, uccisa da un linfogranuloma a 33 anni. Devo tutto a lei. Era una pittrice figurativa che andò a studiare negli Stati Uniti appena sedicenne e indossava i jeans quando a Milano non si sapeva manco che esistessero. La malattia cambiò la sua arte. Cominciò a dipingere corpi sfilacciati, cuori gettati sopra le montagne. Fu irradiata in maniera scorretta da un grande radioterapista dell’epoca, per cui nell’ultimo anno di vita rimase paralizzata. Nostro figlio Nicolò, nato nel 1968, l’ho cresciuto io. Marisa mi ha lasciato un modello perfetto: un bambino che riesce a sopportare persino la perdita più straziante solo perché la mamma ha saputo far sviluppare armonicamente il suo cervello nei primi tre anni di vita».
(414. Continua)

stefano.lorenzetto@ilgiornale.it

mercoledì 13 novembre 2013

La Medicina secondo la Torah

Fonte: http://kabbaland.com/wkarticoli/Medicina_e_Torah.html

[ ... ] Che cos'è un medico qualificato ? È colui che sa come far sì che le persone non siano malate. E se lo diventano, costui non è un medico abile, anche se le guarisce.1
Non dobbiamo insegnare la Torah a pagamento, nè farci pagare i farmaci che abbiamo preparato ; è possibile chiedere solo il rimborso per gli ingredienti utilizzati.2

1Jehudah ben Chemouel le Hassid, Sefer Hassidim, Pa. 17; Bol. 592

2Ibidem, Pa. 810; Bol. 295


martedì 12 novembre 2013

EBV: mononucleosi e cancro

L'epstein barr virus, responsabile della mononucleosi, è anche coinvolto nello sviluppo di alcune forme tumorali

EBV e mononucleosi

L’Epstein-Barr (EBV) è un virus comune appartenente alla famiglia degli herpesvirus, responsabile della mononucleosi infettiva - una malattia virale contagiosa che attacca inizialmente i linfonodi del collo e della gola, spesso provocando febbre - è coinvolto nello sviluppo di alcune forme tumorali.

Il virus Epstein-Barr, che prende il nome dallo scienziato che per primo lo identificò nella metà degli anni 60, entra nei linfonodi e attacca i linfociti. Quando i globuli bianchi vengono a contatto con il virus, essi mutano forma e si moltiplicano, e nell’arco di diverse settimane, si sviluppa e si accumula una quantità sufficiente di cellule alterate capace di generare l’infezione.
Il virus può infettare chiunque, ma l’infezione si verifica più spesso nelle persone di età compresa tra 10 e 35 anni e, soprattutto, tra gli adolescenti. 

La mononucleosi infettiva può manifestarsi come una epidemia o in casi singoli  e si diffonde, sostanzialmente, attraverso la saliva: baciare, condividere bicchieri, posate, spazzolini da denti e altri oggetti di uso personale, può causare la trasmissione della malattia. L’incubazione è di solito compresa tra sette e quattordici giorni nei bambini e negli adolescenti, mentre è più lunga negli adulti (sino a 50 giorni). L'infezione si sviluppa lentamente con sintomi lievi e,inizialmente, indistinguibili da un raffreddore o da una forma influenzale . Quando la malattia progredisce i sintomi possono includere :

  •     Mal di gola (che può durare due settimane o più)
  •     Gonfiore dei linfonodi del collo, delle ascelle e dell’inguine
  •     Febbre persistente
  •     Affaticamento
  •     Malessere

E solo in alcuni casi:

  •     Eruzione cutanea
  •     Dolore oculare
  •     Fotofobia
  •     Milza gonfia o infezione del fegato

Un aumento della percentuale di alcuni globuli bianchi e una reazione positiva al test "Monospot”evidenziano la presenza della malattia. Anche se i sintomi della mononucleosi infettiva tendono a risolversi nell’arco di uno o due mesi, l'EBV rimane latente nelle cellule e nel sangue per il resto della vita e può riattivarsi. Nella maggior parte dei casi di mononucleosi, non è necessario nessun trattamento specifico e poiché si tratta di una infezione virale, gli antibiotici  sono inefficaci. I medici consigliano generalmente il riposo e l’assunzione di molti liquidi.


Il virus Epstein-Barr e il cancro

I virus svolgono un ruolo essenziale nello sviluppo di alcuni tipi di cancro ed il virus Epstein- Barr potrebbe essere strettamente correlato alla formazione di alcuni tipi di cancro dei linfonodi (o linfomi), così come di alcune malattie autoimmuni.
Questo virus colpisce in modo piuttosto diffuso ma, sorprendentemente, nella maggior parte dei casi, non si manifestano situazioni di particolare gravità. 
Quando il sistema immunitario è sano, il soggetto che ha contratto il virus di Epstein-Barr, non sa nemmeno di essere state infettato e, una volta esposta, la maggior parte dei soggetti sviluppa una immunità al virus.
Al contrario, se la risposta immunitarie è debole – ad esempio nei pazienti che ricevono farmaci per prevenire il rigetto di un organo trapiantato o  fortemente immunodepressi come negli affetti da AIDS in fase avanzata - il paziente infettato dal virus EBV può sviluppare sintomi più gravi.  Tali soggetti sono ad alto rischio di sviluppare il linfoma post-trapianto, altre forme tumorali e alcune malattie autoimmuni come la sclerosi multipla.
Il virus EBV è inoltre strettamente legato al linfoma di Burkitt (BL), il più comune cancro infantile nell’area dell’Africa equatoriale e in Nuova Guinea. Negli ultimi venticinque anni, tuttavia, il BL è apparso inaspettatamente in adulti infetti da HIV come un sintomo precoce di AIDS.

Anche il linfoma di Hodgkin è collegato al virus EBV. La malattia si verifica in tutte le popolazioni del mondo con una frequenza approssimativamente simile.

Circa il 40 % dei casi di tumore nei paesi occidentali è EBV genoma-positivo, e l'associazione con il virus è ancora più alta in altre parti del mondo. Cambiamenti genetici cellulari, oggi ancora poco conosciuti, giocherebbero un ruolo fondamentale nello sviluppo di tale forma di cancro.
Il virus EBV sembra anche essere la chiave per lo sviluppo del carcinoma nasofaringeo (NPC), un tumore delle cellule epiteliali che rivestono la cavità nasale. Sebbene siano stati registrati casi in tutto il mondo, l’NPC è più comune nel Sud Est asiatico, in particolare nel sud della Cina. Tale incidenza sembra essere riconducibile a fattori genetici e all'influenza di sostanze chimiche cancerogene nella dieta locale, piuttosto che ad una maggiore prevalenza di infezione EBV.

lunedì 30 settembre 2013

Anche i microbi hanno un senso

Questo articolo è stato estratto dal blog Kabaland dove potrete leggerlo completo di foto e illustrazioni che qui non ho postato.

Le scoperte ancora un po’ nascoste degli scienziati di frontiera degli ultimi due secoli

 di Sergio Belforti

Viviamo in un mondo dominato dal materialismo, diretta conseguenza dell’atomismo di Epicuro e Democrito e del meccanicismo di Cartesio che ha avuto i suoi risvolti sia nella scienza medica, diventata prevalentemente riduzionistica e deterministica, sia nell’economia e nella società civile dalla rivoluzione industriale in poi. La parte “spirituale”, giudicata non suscettibile di indagine scientifica dal razionalismo cartesiano, ha dovuto attendere i geni quantistici a cavallo del Novecento per essere rivalutata ma, a tutt’oggi, rimane un po’ ‘a latere’ e appannaggio di personaggi un po’ strani, i cosiddetti scienziati di frontiera, i cui lavori generalmente non vengono diffusi dalla riviste e dai mass media accreditati oggi nel mondo scientifico costituito ma si avvalgono, per essere pubblicati, di vie più esoteriche, iniziatiche, per così dire.

La medicina non è esente da queste problematiche: fondata sul meccanicismo deterministico di Cartesio e Newton e sul riduzionismo del XIX° secolo, si occupa dell’efficienza della macchina e non si chiede la ragione profonda dei fenomeni patologici, anche perché è frustrata dal fatto di non riuscire a indagarla con i mezzi a sua disposizione. Infatti, il “perché” profondo delle cose è un qualcosa che attiene più alla “res cogitans” che alla “res extensa” di cartesiana memoria, quindi più che al corpo fisico alla forza vitale, la quale è la parte di noi che Cartesio pensava non potesse essere indagata con la scienza ma solo con la filosofia e la religione.

Ancora oggi la medicina soffre di questo dualismo.

E’ dunque più posizionata sulla descrizione del “come” i fenomeni avvengono, e in questo campo, il campo diagnostico, intendo, è diventata insuperabilmente precisa, ed è anche proiettata sulla soluzione fondamentalmente sintomatica del problema, per poter al più presto recuperare l’efficienza e permettere al ”paziente” di “tornare al lavoro”, perché, ovviamente, il tempo è denaro. Le cosiddette “malattie”, perciò, sono viste più come ostacoli che come opportunità di conoscere quello che il nostro corpo ci vuole dire.

Qualcosa che va combattuto più che capito.

Qualcosa che si abbatte contro di noi senza alcun senso, invece che processi con una possibile finalità che fanno parte di qualcosa di più vasto e profondo.

Ecco che viene completamente perso il senso della vita, della morte, del dolore.

Ecco che nasce la paura e, con essa, il senso di impotenza.

Se parliamo di virus e di batteri secondo questa concezione “scientifica”, ci accorgiamo che anch’essi rientrano perfettamente nel paradigma deterministico causa-effetto che sta alla base della Teoria dei Germi, proposta da Louis Pasteur (1822-1895) nella seconda metà dell’Ottocento.

Questa Teoria, che è stata assunta come base della Microbiologia e della Medicina moderne, propone l’idea, comunemente accettata, che alla base di ogni malattia infettiva ci sia un germe ben definito, “un germe, una malattia”, il cosiddetto monomorfismo.

Qual è il punto?

Secondo alcuni Autori moderni, ben documentati , Pasteur avrebbe tratto le basi della sua teoria dalle idee di un suo contemporaneo e avversario, il professor Antoine Béchamp (1816-1908), uno dei maggiori scienziati francesi del XIX° secolo.

Pasteur ne avrebbe manipolato le idee per trarne la sua Teoria dei Germi e presentarla, oltre che da chimico e farmacista, quale era, anche da genio in pubblicità e pubbliche relazioni, alla Accademia delle Scienze, la quale l’ha accettata, ponendo le basi della moderna medicina e condannando Béchamp al quasi-anonimato. (1)

Cosa diceva Béchamp?

Egli elaborò la cosiddetta “teoria cellulare”, in accordo con i postulati del famoso conterraneo fisiologo del suo tempo Claude Bernard: “ le microbe n’est rien, le terrain c’est tout” (“il microbo non è nulla, il terreno è tutto”).

In pratica, i germi non proverrebbero dall’esterno attaccando l’organismo come nemici, ma risiederebbero come pacifici simbionti in ogni tessuto o essere vivente nella forma di “microzimi”, ovvero corpuscoli infinitesimali, ma in grado di trasformarsi in tutti gli stadi della catena microbiologica (batteri-virus-funghi-muffe) a seconda del terreno in cui si trovano a vivere (teoria pleomorfica).

La cosa interessante è che studiosi successivi, pur ostracizzati dalla medicina convenzionale, riuscirono a dare una dimostrazione piuttosto convincente di questa teoria. Ad esempio, tra gli anni ’30 e ’40 del Novecento il genio di Royal Raymond Rife (1888-1971) permise la costruzione di un microscopio, detto il “Microscopio Universale di Rife” il quale, attraverso l’uso della luce riflessa in una serie di prismi cuneiformi, dava finalmente la possibilità di osservare la materia vivente e non più tessuti inerti, danneggiati e distorti da coloranti chimici e dal fascio di elettroni del microscopio elettronico.

Così Rife riuscì a vedere ciò che non era possibile vedere con i microscòpi ordinari, e cioè i microrganismi mentre invadevano i terreni di coltura. Poté così vedere la frenetica attività di queste particelle mentre cambiavano forma in virus, batteri, funghi, confermando così il pleomorfismo di Béchamp, e gli sembrò pure di vedere come i virus trasformassero le cellule normali in cellule tumorali. Royal Raymond Rife identificò per primo (nel 1920!) quello che egli considerò il virus cancerogeno e lo chiamò “Cryptocides primordiales”, mettendo anche a punto un suo rimedio anticancro, fondato sulla distruzione dei germi mediante le frequenze vibrazionali (M.O.R.: Mortal Oscillatory Rate).

Almeno altri due grandi ricercatori e scienziati del XX° secolo confermarono l’ipotesi pleomorfica, Gaston Naessens e Gunther Enderlein.

Gaston Naessens (1924- ), con il suo Somatoscopio (un perfezionamento del 1940 in senso elettronico del Microscopio Universale di Rife), riuscì a dimostrare l’esistenza dei microzimi di Béchamp e li chiamò Somatidi.

Ne studiò il ciclo vitale in ogni liquido biologico, compresi il succo di vegetali e il sangue, e scoprì che è composto di 16 stadi. Solo i primi tre stadi sono normali.

Quando il sistema immunitario si indebolisce per un qualsiasi motivo (esposizione a inquinamento atmosferico, radiazioni ionizzanti, campi elettrici, denutrizione, shock emozionali, depressione, farmaci immunosoppressori, ecc.), i somatidi evolvono verso i successivi 13 stadi, batteri e funghi), e si associano alle più comuni malattie cosiddette autoimmuni oggi conosciute, ovvero l’Artrite Reumatoide, la Sclerosi Multipla, il Lupus, oltre al Cancro e all’AIDS.

Queste scoperte pongono Gaston Naessens in contraddizione con la medicina ortodossa, che ha abbracciato in pieno la Teoria dei Germi di Pasteur e che quindi vedrebbe scardinate le sue basi dall’accettazione di questa interamente Nuova Biologia, di cui oggi sono alfieri i microbiologi Sorin Sonea e Maurice Panisset. (2)

Fatto sta che c’è stato un altro ricercatore indipendente che è arrivato alle stesse conclusioni.

Gunther Enderlein (1872-1968) (3), già allievo di Wilhem Von Brehmer, noto per i suoi lavori sulle trasformazioni cicliche dell’endobionte Siphonospora polymorpha, afferma che i “germi” esistono in diverse forme, iniziano come Protiti (le stesse particelle danzanti in background in ogni liquido biologico trovate e chiamate in modo diverso da Béchamp, Rife, Naessens ed altri), e cambiano poi in virus, che poi cambiano in batteri, che poi cambiano in funghi, a seconda delle condizioni del terreno.

Se il terreno varia il suo pH verso l’acidità, la sua carica elettromagnetica, il suo livello di intossicazione, diventando tossico, e il suo stato nutrizionale verso la carenza, con conseguenti bassi livelli di ossigeno, ecco che le piccole particelle danzanti (i Protiti) cambiano forma verso microrganismi che diventano indipendenti, con uno scopo preciso: ripulire il terreno dalla spazzatura (i tossici) o ricostruire le cellule andate perdute.

Ovviamente c’è un problema: se il disequilibrio è troppo forte ed essi proliferano a dismisura producono essi stessi tossine in gran quantità che diventano nocive all’organismo dando origine ai sintomi delle malattie a noi ben note.

Si tratterebbe in sostanza di una forma di simbiosi, in cui l’organismo vivente e sano provvede al nutrimento delle più piccole particelle viventi, e queste,a loro volta, tramite le opportune trasformazioni, provvedono alla detossificazione e alla rigenerazione cellulare dell’organismo che si è ammalato a causa delle variazioni del terreno in senso tossiemico.

Secondo questa visione, dunque, i batteri e i virus non sono la causa della malattia ma il risultato delle variazione del terreno in cui si formano.

Louis Pasteur, dunque, si sbagliava: i microrganismi non attaccano dall’esterno ma provengono da dentro di noi.

Non sono nostri nemici ma cooperano con noi per la nostra salute.

Questa era una ragionevole Teoria alternativa a quella di Pasteur.

Eppure non è mai stata nemmeno presa in considerazione dalla Medicina Ufficiale e temo che le ragioni non siano dovute né alla dedizione a una ricerca indipendente né tanto meno all’amore per l’umanità sofferente.

Dopo che i tentativi delle case farmaceutiche di “comprarsi” il rimedio per il cancro che Rife aveva messo a punto fallirono, egli fu sottoposto al boicottaggio più spietato, tentativi di furto della sua documentazione scientifica, atti di vandalismo e, infine, furono perpetrati attacchi giudiziari pretestuosi alle aziende manifatturiere che producevano il suo microscopio, fino ad indurle a chiudere la produzione.

I suoi collaboratori furono silenziati con ingenti somme di denaro e prestigiosi incarichi scientifici presso le più importanti Associazioni Mediche del tempo mentre le Riviste Medico-Scientifiche rifiutarono di pubblicare gli articoli di Rife, tanto che un’intera generazione di studenti in medicina si laureò senza aver nemmeno sentito nominare il nome di Rife.

Solo ultimamente è stata rinvenuta e restaurata un serie di video originali di Rife e collaboratori e messa a disposizione del pubblico perché la sua storia e le sue scoperte non fossero dimenticate (vedi www.zerozerotwo.org; www.rifevideos.com; Youtube: The Forgotten Story of Royal Raymond Rife).

Gaston Naessens fu perseguitato per le sue scoperte, specie per il suo rimedio naturale contro il cancro, il 714-X. Contro di lui il famoso epidemiologo dell’AIDS Robert Gallo ha detto che “il pleomorfismo è da insanità mentale”.

Il punto è che con il microscopio di Naessens e la serie Ergonom da esso derivata lo si vede coi propri occhi (basta cercare i video su internet nel sito www.grayfieldoptical.com/symbiosis_or_parasitism.html) , ma le credenze radicate e consolidate, a quanto pare, non possono essere abbattute nemmeno con la realtà dei fatti.

Un medico (e teologo) dei nostri giorni che è stato ed è a tutt’oggi grandemente perseguitato per le sue scoperte rivoluzionarie è il Dott. Theol. Ryke Geerd Hamer (Dusseldorf-Mettmann, Germania, 1935- ).

In seguito a un tragico episodio della sua vita (la morte del figlio, il 7 dicembre 1978, per mano del principe Vittorio Emanuele di Savoia, dopo tre mesi di indicibili sofferenze) il dr Hamer giunse a scoprire su un elevato numero di casi clinici (era primario internista in una clinica oncologica bavarese) quella che lui chiamò la legge ferrea del cancro ovvero la precisa relazione tra il cancro e la DHS (Dirk Hamer Syndrome, dal nome di suo figlio), un conflitto biologico-emozionale con caratteristiche ben definite.

Questa legge è la prima delle cinque leggi biologiche della Natura, scoperte da Hamer, che oggi sono oggetto di sempre maggiore attenzione da parte di molti ricercatori indipendenti sparsi in tutto il mondo, anche se purtroppo non di quella della scienza ufficiale, sempre sospettosa ma anche sempre meno indipendente e più sponsorizzata, e quindi indirizzata.

Per il discorso che stiamo facendo ora ci serve di soffermarci sulla 4^ legge biologica ovvero il Sistema Ontogeneticamente determinato dei Microbi, una legge che, dice Hamer, gli è caduta in mano come un frutto maturo come conseguenza delle tre precedenti. E questo ci obbliga a dare uno sguardo, seppur veloce, a tutto “il sistema Hamer”.

Dobbiamo in primo luogo tenere conto che, per Hamer, il cancro non è quella malattia terribile e maligna che conduce a morte (“incurabile”, si diceva fino a poco tempo addietro) ma semplicemente un programma Speciale con Senso Biologico (SBS) della Natura.

In sintesi: dalla DHS si origina il cancro, ovvero l’SBS; la psiche determina l’organo in cui si forma il cancro , e, sincronicamente, il suo correlato focolaio di Hamer nel cervello, visibile alla TAC come una chiara immagine a bersaglio (1^ legge biologica o Legge Ferrea del Cancro). La soluzione del conflitto biologico determina la remissione del tumore, ovvero il programma Biologico Sensato (SBS) giunge a conclusione se il conflitto viene risolto. Infatti l’SBS segue un percorso ben codificato da quella che Hamer ha chiamato la 2^ legge biologica della Natura o legge della bifasicità.

Questa figura (che in questo blog non ho pubblicato ma potrete vederla cliccando qui http://kabbaland.com/MLH/anche-i-microbi-hanno-un-senso/#more-718 ) mostra l’inizio del Conflitto Attivo con la DHS e la sua fine con la soluzione del conflitto (CL= conflittolisi). La conflittolisi dà origine alla fase di riparazione (o soluzione), la cui articolazione in fase A, fase B e crisi epilettoide non può essere spiegata qui nei dettagli, ma può essere facilmente reperita nella produzione letteraria del dr Hamer o dei suoi discepoli sparsi nel mondo e presenti anche in Italia.

Quello che invece è indispensabile spiegare per i nostri fini è che, a seconda del tipo di conflitto che noi viviamo,vengono interessati gli organi derivanti da uno dei tre foglietti embrionali, fondamento della nostra successiva evoluzione ontogenetica, endoderma, mesoderma ed ectoderma, e il loro correlato settore cerebrale: tronco encefalico per l’endoderma e cervelletto per il mesoderma antico (paleoencefalo); sostanza bianca o midollo cerebrale per il mesoderma recente e corteccia per l’ectoderma (neoencefalo).

Esiste cioè una triade indissociabile: psiche-cervello-organo, tre unità che lavorano sempre insieme al fine della sopravvivenza, dove, se vogliamo fare un esempio informatico, la psiche è il programmatore, il cervello è il computer e gli organi sono le periferiche.

Il cervello/computer è il mediatore tra l’evento psichico e il processo organico.

In estrema sintesi: a livello psichico ci troviamo di fronte a uno shock conflittuale inaspettato e drammatico che viviamo come una situazione anomala e con un senso di isolamento (DHS).

Il cervello, sentendo minacciata la propria integrità o addirittura la sopravvivenza, si sintonizza immediatamente su un programma speciale di emergenza, già “installato” arcaicamente dalla nostra biologia, e lo fa partire (SBS bifasico).

A questo punto notiamo quelle che abitualmente chiamiamo “malattie” (vale a dire il cancro e le malattie oncoequivalenti, cioè tutte) o i sintomi di esse e ci allarmiamo, pensando di essere malati, non sapendo che, invece, sono proprio questi il segno che la nostra biologia ha reagito secondo il programma biologico predisposto dalla natura a difesa della propria integrità, scongiurando così il pericolo, e che, una volta risolto il conflitto, il processo andrà naturalmente verso la riparazione e la soluzione.

Ed è proprio qui che viene finalmente svelato il ruolo dei microbi e la loro finalità.

Hamer ha chiarito in modo molto preciso ed elegante quello che era già stato supposto da Béchamp e visto da Rife e Naessens coi loro microscòpi “biologici” e lo ha riassunto nella 4^ legge biologica della natura, che stiamo per illustrare. Ha dato così un senso ben definito e plausibile a quella distesa dilagante di microrganismi che, senza una ragione plausibile, a un certo punto ci attaccherebbero per farci del male, in quella giungla darwiniana che sarebbe il nostro mondo.

Qui sopra è illustrata la 3^ legge biologica, ovvero il Sistema ontogenetico dei programmi SBS della natura, che mette in relazione l’evoluzione del percorso bifasico del programma SBS con quello che succede a livello dei tessuti, cioè proliferazione cellulare se trattasi di organi a derivazione endodermica o mesodermica antica, correlati al cervello antico (paleoencefalo) e riduzione cellulare (ulcera o necrosi) se gli organi sono di derivazione ectodermica o mesodermica recente, correlati al cervello recente (neoencefalo).

Tutto quanto detto fin qui ci serve per arrivare a parlare del ruolo dei microbi com’è definito nella quarta legge biologica o il Sistema ontogeneticamente condizionato dei microbi.

Essendo fondata sulla pasteuriana Teoria dei Germi, la medicina scolastica ha ritenuto che i microbi fossero soltanto i veicoli delle malattie infettive, “e questa nostra visione” dice Hamer, parlando ancora da medico ufficiale “sembrava verosimile perché di fatto in caso di malattie infettive riscontravamo sempre appunto la presenza di tali microbi” (da “IL CANCRO e tutte le cosiddette ‘malattie’”, pag. 77).

La realtà è, proprio in base alla scoperte hameriane, che non sono i microbi a causare le “malattie”, come non sono i pompieri, pur sempre presenti in caso di incendio a causare lo stesso, anzi, essi sono i nostri stretti collaboratori dato che si attivano e lavorano esclusivamente nella fase di riparazione del programma SBS, e dunque collaborano alla nostra guarigione.

Questo significa che le presunte malattie infettive, che nella terminologia hameriana corrispondono ai sintomi della fase vagotonica di riparazione, sono sempre precedute da una fase di conflitto attivo, e questo spiegherebbe perché non tutti vengono “infettati” ma solo coloro che, appunto, patiscono quel conflitto.

Chi non ha paura, in genere, non si ammala.

Chi non patisce una DHS, ovvero uno shock emozionale biologico, non ha bisogno di ammalarsi.

La cosa interessante, e perfettamente il linea con la medicina naturale che ha preso spunto da Béchamp e successori, è che tutti i microbi si comportano come operai altamente specializzati e sono diretti, nel loro lavoro, dal cervello, nella seguente maniera:

 -   Funghi e micobatteri della TBC sono “ripulitori”, cioè eliminano i tumori diretti dal tronco cerebrale endodermici (adenocarcinomi) e i tumori diretti dal cervelletto paleo-mesodermici, ovvero caseificano i tumori degli organi diretti dal paleoencefalo a partire dall’inizio della conflittolisi (CL), se questa si verifica.

Essi sono diretti dal tronco cerebrale e dal cervelletto, vale a dire dal cervello antico, essendo filogeneticamente i microbi più antichi.

Essi cominciano a riprodursi durante la fase simpaticotonica di conflitto attivo, allo stesso ritmo e con la stessa intensità delle nuove cellule tumorali, nello speciale programma biologico e sensato dell’organismo ospite. In questa fase essi sono inattivi, ovvero, secondo la terminologia medica corrente, “apatogeni” o “non virulenti” o “quiescenti”.

Nel momento della conflittolisi sono presenti tutti i micobatteri che serviranno nella successiva fase di riparazione per poter demolire e caseificare, rapidamente e senza problemi, il tumore cresciuto nella fase attiva del programma SBS.

Come fanno a riconoscerlo e attaccarlo senza danneggiare i tessuti sani?

Paradossalmente, proprio grazie alla diversità genetica delle cellule tumorali che le rende “mostruose” all’occhio del patologo e le ammanta di un velo nero di “malignità”, esse vengono riconosciute dai nostri amici funghi e micobatteri e da questi distrutte.

-    I batteri sono “operai che sgombrano e ricostruiscono” nel modello diretto dalla sostanza bianca, quindi quando c’è stata una riduzione cellulare in forma di necrosi o di ulcera o di osteolisi di organi del foglietto embrionale medio.

In pratica i batteri sono paragonabili a degli scavatori che recuperano delle macerie per poter costruire una casa nuova e, siccome questo processo di ricostituzione cellulare di un tessuto che è venuto a mancare è faticoso ed avviene esclusivamente in fase di riparazione, proprio in questa fase possono aversi i sintomi anche pesanti delle cosiddette malattie infettive, febbre, tosse fino all’emottisi, astenia, malessere, ecc.

 -   I virus sono dei veri “ricostruttori”, e iniziano anch’essi il loro lavoro in fase di soluzione, quando informati dalla corteccia cerebrale del foglietto embrionale esterno (ectoderma), ottimizzando il processo restitutivo delle alterazioni ulcerative della pelle e delle mucose. Vorrei sottolineare che Hamer non è sicuro che i virus esistano così come descritti dai nostri testi di microbiologia e infettivologia, in quanto nella fase di conflitto attivo essi appaiono semplicemente come particelle proteiche complesse ma biologicamente inattivi, come morti, e solo successivamente queste particelle proteiche chiamate virus agiscono come catalizzatori allo scopo di ottimizzare il processo di riparazione del programma SBS.

Ciò è in perfetto accordo con la medicina naturale che considera i virus quali veramente sono, ovvero complessi aggregati proteo-lipidici che contengono sequenze nucleotidiche di DNA (o RNA) che non hanno in sé nessuna capacità vitale, mancando dei presupposti della vita, ossia la capacità metabolica di produzione energetica (i virus non hanno mitocondri) e la capacità di riproduzione autonoma (per riprodursi hanno bisogno di parassitare il DNA dell’ospite).

Da qui dubbi e ombre sulla reale “virulenza” e contagiosità dei virus: se sono morti non possono attaccarci come fossero eserciti di invasori ma potranno al massimo intossicarci per accumulo di detriti cellulari durante il loro lavoro di ricostruzione.

Qui si aprono capitoli di estremo interesse che ovviamente non possiamo affrontare ora, data l’ampiezza dell’argomento, ma che altri hanno trattato ampiamente e posto sul tappeto, come ad esempio Peter Duesberg nel suo libro “AIDS: Il virus inventato” e molti altri scienziati (per il dibattito sulla reale causa dell’AIDS vedi il sito www.virusmyth.com ), o come nel capitolo, anch’esso molto dibattuto, sulla pericolosità dei vaccini.

E veniamo alle conclusioni.

Da quel poco che ho potuto esporre ci possiamo rendere conto dell’impatto rivoluzionario della “scienza di frontiera”.

Coloro che vi si dedicano sono accomunati dal fatto di essere spesso e volentieri considerati dei ciarlatani, e, se questa stigmate non va a segno, divengono il bersaglio di persecuzioni disciplinari e giudiziarie.

Del resto, l’impatto delle loro scoperte sullo status quo è a dir poco destabilizzante, e un sistema consolidato non può tollerare di essere messo a soqquadro.

Niente di nuovo sotto il sole.

Socrate fu condannato alla pena capitale dai suoi concittadini per empietà, in quanto fu accusato di non credere agli dèi della sua polis e di corrompere i giovani con le sue idee, e bevve coerentemente la cicuta; Giordano Bruno fu bruciato sul rogo come eretico dall’Inquisizione cattolica, Galileo Galilei fu costretto all’abiura dalla stessa,entrambi accusati di destabilizzare il sistema ecclesiastico-aristotelico geocentrico; Baruch Spinoza fu scomunicato dalla comunità ebraica di Amsterdam a cui apparteneva perché ai loro occhi il suo originale sistema filosofico costituiva un pericolo per l’ortodossia religiosa.

Quali sono allora le idee dei nostri scienziati di frontiera che potrebbero destabilizzare il sistema delle lobbies oncologico-farmaceutiche e delle cattedre baronali?

I batteri e i virus non sono nostri nemici ma vivono in simbiosi con noi come microzimi (o somatidi, o protiti, come vogliamo chiamarli) e lavorano ai nostri ordini, collaborando alla nostra guarigione.

Il momento a partire dal quale ai microbi è permesso “lavorare” non dipende da fattori esterni ma è determinato esclusivamente dal nostro computer/cervello.

Scrive Béchamp: “I microzimi cambiano in batteri o virus che immediatamente vanno al lavoro per decomporre il materiale tossico pericoloso. Quando hanno completato il loro dovere essi immediatamente tornano allo stadio di microzimi.”

Scrive Hamer: “Non sono i microbi a causare le “malattie”, ma essi hanno il compito di ottimizzare la fase di riparazione” (del programma SBS, innescato dal nostro cervello in risposta a un particolare evento psichico, la DHS, N.d.A.).

“Il nostro cervello decide quale tipo di microbo può collaborare, quando e per quale tipo di lavoro.” Se dovessimo accettare queste idee le implicazioni sarebbero enormi, esagerate per il sistema:

- le “malattie” nascono all’interno di noi e all’interno di noi si curano,
- il contagio non esiste,
- la terapia non è una guerra feroce da combattere contro un nemico cattivo ma un atto di cooperazione con la natura,
- il “cancro” è un programma biologico speciale e sensato della natura che si risolve con l’aiuto dei microbi,
- il sistema immunitario come lo intendiamo oggi, cioè un esercito di cellule assassine che combatte contro i microbi cattivi, andrebbe totalmente ripensato,
- gli antibiotici e i vaccini non hanno senso, anzi, sono tossici.

Non è come proporre agli aristotelici che è la terra che gira attorno al sole, agli ateniesi che i loro sono falsi dèi e agli ebrei di Amsterdam la dottrina panteistica di Spinoza?

Alla conclusione di questo mio scritto mi piace citare ancora Hamer:

“Prima di arrivare a scoprire il sistema ontogenetico dei tumori e delle malattie oncoequivalenti ho osservato moltissimi casi, fino ad allora circa 10.000” (oggi sono più di 30.000, N.d.A.) “ed ho lavorato come dovrebbe fare un bravo scienziato, cioè in modo puramente empirico. Quindi ho diligentemente documentato tutti i casi, raccolto le tomografie computerizzate del cervello e i reperti istologici e li ho sempre raggruppati per confrontarli.

Ed ecco cosa ne è venuto fuori: un risultato da mozzare il respiro, che sino ad oggi si era ritenuto impossibile: esisteva un sistema!” (da “IL CANCRO e tutte le cosiddette “malattie”, pag. 71)

Questo sistema è meravigliosamente descritto nella 5^ legge biologica: la quintessenza, ovvero la legge che permette di comprendere ogni cosiddetta “malattia” come parte di uno o più programmi speciali, biologici e sensati della natura.

Questa legge, la base della Nuova Medicina Germanica di Hamer, è la quintessenza delle quattro precedenti leggi biologiche e capovolge completamente l’intera medicina, superando di fatto la visione deterministica e dando un senso biologico alle cosiddette “malattie” che, pertanto, non vengono a caso, per sfortuna o per una maledizione divina ma in seguito a un deterioramento del nostro terreno psico-biologico e con lo scopo di rimetterci in armonia con la natura.

Stiamo vivendo un anno molto speciale, il 2012, ricco di suggestioni che provengono dal passato e arricchito dalle inimmaginabili acquisizioni della rivoluzione quantistica che, dalla fisica, si propagano in modo inarrestabile anche alla biologia e alla medicina, proponendo una visione del tutto nuova ed estremamente stimolante, e un intervento terapeutico olistico, più umano ed efficace, e molto meno dispendioso.

D’altra parte il sistema sanitario sta cedendo sotto un sistema di spesa ormai insopportabile per un approccio che, oltretutto, potrebbe rivelarsi semplicemente sbagliato.

Siamo pronti al cambiamento?

Saremo talmente coraggiosi da riconoscere i nostri errori, abbatterli, valutare con attenzione ed obiettività quello che la scienza di frontiera ci propone e rimboccarci le maniche per ricostruire sulle macerie?

Proprio qui sta il punto critico… e la sfida…



BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

    Ethel D. Hume, Pasteur Exposed, 1923;

R.B. Pearson, Pasteur, Plagiarist, Impostor, 1942;
Gerald Geison, The Private Science of Louis Pasteur, 1995;

    Sonea- Panisset, Introduction à la Nouvelle Bactériologie, 1980;

Sorin Sonea, “Specical Lecture” al Congresso del Maggio 1993 dell’American Society of Microbiologists: “The Nature of the Prokaryotic World and the Worrisome Fate of Bacteriology”.

    Gὔnther Enderlain, Wikipedia, The Free Encyclopedia.

    Ryke Geerd Hamer, Testamento per una Nuova Medicina Germanica. La “Germanica”. Le 5 leggi biologiche della natura, 1999;

Ryke Geerd Hamer, IL CANCRO e tutte le cosiddette “malattie”, 2004.



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