Se non mettiamo la Libertà delle Cure mediche nella Costituzione, verrà il tempo in cui la medicina si organizzerà, piano piano e senza farsene accorgere, in una Dittatura nascosta. E il tentativo di limitare l'arte della medicina solo ad una classe di persone, e la negazione di uguali privilegi alle altre arti, rappresenterà la Bastiglia della scienza medica.
Benjamin Rush, firmatario della Dichiarazione d'Indipendenza USA, 17 Settembre 1787

giovedì 1 maggio 2014

Laboratorio armonico (3 e 4)

3) Tempo cronologico e tempo cairologico


Il primo divide il tempo in passato, presente e futuro.
Il secondo significa “tempo opportuno” oppure “periodo di tempo indeterminato entro il quale qualcosa di speciale accade”. Nel nostro caso significa “tempo di maturazione”.

Che cosa deve maturare?
Deve maturare il nostro centro magnetico, cioè lo strumento più importante del nostro laboratorio, senza il quale questo non ha alcuna possibilità di funzionare.

Da cosa dipende questa maturazione?
Non da noi.

In poche parole non è affar nostro decidere se è ora di maturare o no, se è ora di incamminarci verso una forma di consapevolezza o no.
Siamo “armonici”: dipendiamo da influenze esterne ed interne. Il tempo cairologico è una di queste.

Il disegno del tempo cairologico è per noi ignoto.
Noi possiamo solo chiederci se per noi questo momento, cioè il compimento della maturazione nel senso di possibilità di iniziare a comprendere, è giunto oppure no.

Spesso ci domandiamo perché chi è di fronte all’evidenza della necessità di cambiare, imparare, svilupparsi non si decide a farlo.  Questo non è affar nostro.
L’unica cosa che possiamo fare è chiederci se noi siamo disposti a farlo, ovvero se io come singolo individuo mi ritrovo nella condizione di poter iniziare un lavoro che mi renda più consapevole.

4) L’inizio del lavoro del nostro laboratorio armonico
L’inizio non è ben definito e non è sotto il nostro controllo. Dipende appunto dal tempo cairologico.
Ci ritroviamo a farci delle domande nel bel mezzo di un sentiero e non abbiamo ancora la capacità di sbattere le palpebre per vedere se il terreno che stiamo calpestando è illuminato oppure no.
Siamo tuttavia in grado di riconoscere il fatto di essere in cammino grazie a sintomi molto sottili: un generico senso di urgenza, di necessità, di desiderio non spiegabile, non tangibile.

Possiamo definirci stufi di questo o quest’altro, possiamo sentirci continuamente insoddisfatti per quello che la vita ci riserva, possiamo sentirci senza direzione e così via.

La risorsa più preziosa, il carburante che permette agli apparecchi del nostro laboratorio di rimanere accesi è lo stato di urgenza, di necessità.

Da qualche parte dentro di noi qualcosa spinge per emergere, respirare e liberarsi di cose che lo ostacolano.
Questo qualcosa desidera ardentemente di essere libero.
Che cos’è?
È l’essenza.
Chi le impedisce di uscire?
La personalità.
Come mai questa cosa? Qual è la dinamica che si instaura tra questi due fattori?

Ci faremo aiutare da quanto scritto in alcuni passaggi di un testo centrale per questo lavoro.

(continua)

mercoledì 30 aprile 2014

Laboratorio armonico (1 e 2)

In ognuno di noi c'è un laboratorio, a noi la scelta se lasciarlo in balia dell'accidente o indirizzarlo verso l'armonia.
Il nostro corpo è un luogo di processi biologici e psichici. L'osservazione e lo studio ci mettono di fronte alla sensatezza di quanto accade: ciò che pare accadere accidentalmente non è senza spiegazione.
Riconoscere questo senso ci permette una visione più completa ed integrale della nostra vita.
Da semplice marionetta dell'evento accidentale, possiamo trasformare il nostro corpo in un vero laboratorio armonico, dove gli eventi sono oggetto di studio per comprenderne il significato.

Cosa significa “laboratorio” e cosa significa “armonico”? Parte I

Direttamente dal dizionario, per “laboratorio” si intende “ambiente dotato di attrezzature per la ricerca scientifica e per particolari prove ed esami”.
Mentre per (suono) “armonico” si intende “suono secondario che si produce da un corpo in vibrazione accanto al suono fondamentale”

L’essere umano può essere considerato oggetto di studio secondo questi due principi.

Cosa significa? … [continua parte II] 


1) Cosa significa “laboratorio” e cosa significa “armonico”? 
Direttamente dal dizionario, per “laboratorio” si intende “ambiente dotato di attrezzature per la ricerca scientifica e per particolari prove ed esami”.
Mentre per (suono) “armonico” si intende “suono secondario che si produce da un corpo in vibrazione accanto al suono fondamentale”.
L’essere umano può essere considerato oggetto di studio secondo questi due principi.

Cosa significa “laboratorio” e cosa significa “armonico”? Parte II

Per mezzo di adeguati strumenti e conoscenze, gli accadimenti della nostra vita possono essere considerati oggetti di studio piuttosto che mere accidentalità. 

Nasciamo come laboratorio solo a livello potenziale. Per poter comprendere questa possibilità, cioè la possibilità di trattare noi stessi come “laboratorio”, è necessario comprendere il nostro aspetto “armonico”, ovvero l’intrinseca qualità di essere influenzati dal mondo esterno e di influenzarlo a partire dal mondo interno.
Solo così, cioè trattando l’essere umano come un “sistema aperto” (che però si illude di essere chiuso), potremo mettere in funzione questo laboratorio.

[continua parte III]

Cosa significa?
Per mezzo di adeguati strumenti e conoscenze, gli accadimenti della nostra vita possono essere considerati oggetti di studio piuttosto che mere accidentalità.

Nasciamo come laboratorio solo a livello potenziale. Per poter comprendere questa possibilità, cioè la possibilità di trattare noi stessi come “laboratorio”, è necessario comprendere il nostro aspetto “armonico”, ovvero l’intrinseca qualità di essere influenzati dal mondo esterno e di influenzarlo a partire dal mondo interno.

Solo così, cioè trattando l’essere umano come un “sistema aperto” (che però si illude di essere chiuso), potremo mettere in funzione questo laboratorio.


Un laboratorio che studia se stesso come “sistema chiuso” incorrerebbe presto in enormi difficoltà. Buona parte delle nostre idee, emozioni, interessi, opinioni, sono infatti frutto di ciò che assumiamo dal mondo esterno utilizzando nessun filtro o filtri su cui non abbiamo il controllo.

Di fronte ad ogni evento esterno si crea in noi una risonanza, che ci piaccia o no, che lo vogliamo o no, proprio per questa nostra qualità armonica intrinseca.

Il nostro lavoro può iniziare dall’osservazione di questi fenomeni attraverso strumenti e conoscenze adeguate che permettano al nostro laboratorio di compiere la funzione che gli compete, cioè fornire dati comprensibili.




Sarà ormai chiaro che per indirizzare il laboratorio verso il suo compito naturale, ovvero permettere di studiare, capire, comprendere, è necessaria una qualche “spinta” o “forza” che ne garantisca il corretto funzionamento. 

Entrano così in gioco le conoscenze che ci arrivano dall’esterno, le cosiddette “influenze di tipo B” di cui ci parla Ouspensky, cioè quelle influenze che ci permettono di creare in noi un “centro magnetico” in grado di attrarre conoscenze a noi utili, contrapposte alle “influenze di tipo A”, ovvero le conoscenze non utili allo sviluppo di sé.


2) Le influenze A e le influenze B

Le influenze A sono conoscenze di ogni tipo. Si tratta di informazioni di varia natura che però non hanno la capacità di indirizzare l’uomo verso il suo sviluppo, verso quella forma di consapevolezza che gli spetta di diritto.
Non sono dannose, ma non sono utili per questo tipo di lavoro.

Sono le influenze di tipo B invece a contribuire a questo processo, cioè permettono al nostro laboratorio di funzionare correttamente ed in armonia. Gli garantiscono una direzione, una sensatezza e le istruzioni adeguate. 




Come riconoscere questi due tipi di influenze?


Come facciamo, quindi, a permettere al nostro laboratorio di risuonare armonicamente con le influenze a noi utili?

In questa epoca in cui l’informazione circola libera e senza controllo, vive la generazione “mi piace e condividi”, governata dal fenomeno social network.
Si sente tutto ed il contrario di tutto.


Qualsiasi affermazione, assurda o sensata, è appoggiata da presunte spiegazioni. Il problema non sarebbe così grande se fossimo in grado di distinguere il falso dal vero, l’utile dal non utile.

La verità è che non abbiamo facoltà di decidere quali informazioni trattenere e quali invece lasciare andare.

 
Per quale motivo non abbiamo questa capacità?

Questa capacità deriva dal possedere un “centro magnetico” che ci rende in grado di attrarre conoscenze a noi utili. E’ una forma raffinata di gusto che permette di conoscere il sapore della conoscenza ed integrarla oltre la mera comprensione intellettuale.
Consente di scremare tra la moltitudine di informazioni quelle che sono utili allo sviluppo del potenziale umano, cioè al corretto funzionamento del nostro laboratorio armonico.

Come si forma il centro magnetico?
Si forma grazie alle influenze di tipo B.

Come posso riconoscere le influenze B, cioè quelle utili allo sviluppo di sé?

Grazie al centro magnetico.

Esatto, un fattore sembra annullare l’altro.

E’ necessaria quindi una terza componente, una terza forza: il tempo cairologico.

(continua)

domenica 27 aprile 2014

Falun Dafa - esercizi

I cinque esercizi della Falun Dafa sono lenti, armoniosi e semplici da imparare. Qui di seguito puoi leggere e dare un’occhiata ad ogni esercizio, cliccando su istruzioni potrai vedere i movimenti e la loro descrizione, cliccando invece su Video Clip potrai vedere gli esercizi, dimostrati  dal Maestro Li Hongzhi.
Naturalmente, un modo semplice per imparare è quello di seguire le lezioni gratuite in un luogo di pratica. Non è necessario prendere un’appuntamento. Basta guardare e imparare! Per trovare il luogo di pratica più vicino a te, clicca qui.
Per il video con le istruzioni degli esercizi, per i libri della Falun Dafa e altro materiale, chiedete ai volontari nel luogo di pratica.
Gli esercizi della Falun Dafa sono:

Esercizio 1: Buddha mostra mille mani  

I) Fozhan Qianshou Fa
Principio : Fozhan Qianshou Fa
Il nucleo di questa serie di movimenti è allungare e tirare, in modo da aprire tutti i punti di energia del corpo otturati, attivando un forte movimento di energia nel corpo e sotto la pelle e assorbendo una grande quantità di energia dal cosmo automaticamente, in modo tale che i praticanti possano aprire tutti i canali del corpo fin dall'inizio. Praticando questo esercizio, i praticanti possono sentire il corpo molto caldo e provare una sensazione speciale che conferma l'esistenza di un campo di energia molto forte. Questo dipende dal fatto che tutti i canali d'energia del corpo si stanno aprendo e sbloccando. Questo esercizio è composto da 8 movimenti molto semplici. Ciò nonostante condizionano in senso macroscopico tutto ciò che dovrà evolversi con gli esercizi nell'intera coltivazione. Nel frattempo, i praticanti possono entrare velocemente nello stato in cui si sentono di "essere circondati dal campo di energia". Essendo un esercizio di base del Falun Gong, deve essere praticato prima di tutte le altre serie di esercizi. Questo è un modo per intensificare l'esercizio della pratica.
Estratto da La Via del Grande Compimento del Signor Li Hongzhi 
Imparare il 1 Esercizio
·        Istruzioni scritte

Exercise 2: Tenere il Falun in posizione eretta ed immobile

II) Falun Zhuangfa
Principio: Il Falun Zhuangfa è un esercizio in posizione eretta e immobile, composto da 4 movimenti di tenuta della ruota. Praticare con più frequenza questo esercizio aiuterà ad aprire i passaggi di energia dell'intero corpo e a rafforzare la potenza energetica del praticante. Falun Zhuangfa (esercizio di Falun in posizione eretta e immobile) è un esercizio di coltivazione e pratica complessivo, che aiuta a ottenere la saggezza, nonché a migliorare il livello di coltivazione e rinforzare i poteri soprannaturali. Nonostante i movimenti siano semplici, si possono ottenere molti benefici tramite questo esercizio. I principianti potrebbero sentire le braccia molto pesanti e dolorose nella fase iniziale. Però, dopo una pratica costante, troveranno l'intero corpo rilassato e non sentiranno la fatica che si prova dopo un lavoro fisico. Con l'aumento di frequenza e durata della pratica, i praticanti possono sentire la rotazione del Falun tra le braccia. Praticando questo esercizio, i movimenti devono essere naturali e non si deve dondolare. Una leggera oscillazione è normale, bisogna però evitare le forti oscillazioni. La durata di ogni posizione della tenuta di ruota può essere differente tra una persona e l'altra, comunque più a lungo dura, meglio è. Non devi perdere la consapevolezza che stai praticando. Anche nello stato di tranquillità assoluta, devi insistere su questo punto.
Estratto da La Via del Grande Compimento del Signor Li Hongzhi 
Imparare il 2 Esercizio
·        Istruzioni scritte

Exercise 3: Penetrazione alle due estremità cosmiche

 
III) Guangtong Liangji Fa
Principio: Questo esercizio serve a mescolare e scambiare il Qi sia dal cosmo che dal corpo umano. Una grande quantità di Qi viene espulso dal corpo e catturato dal cosmo; in un periodo molto breve, i praticanti possono depurare il proprio corpo. Nel frattempo questo esercizio può aiutare i praticanti ad "aprire la cima della testa" e a sbloccare i passaggi sotto i piedi. Con il movimento alternativo "su e giù" le mani seguono l'energia all'interno del corpo e i meccanismi all'esterno: l'energia che va verso l'alto scorre direttamente fuori dalla testa verso lo zenit cosmico e l'energia che scende verso il basso attraversa la pianta dei piedi e se ne va verso il nadir. Poi l'energia ritorna al corpo sia dallo zenit che dal nadir del cosmo, per essere poi espulsa nelle direzioni opposte. Muovere le mani su e giù alternativamente per 9 volte. Al nono percorso, mantenere la mano sinistra per i maschi, (destra per le femmine) in alto in attesa dell'arrivo dell'altra mano. Muovere poi tutte e due le mani insieme verso il basso portando l'energia al nadir, per poi tornare allo zenit attraverso il corpo.
Dopo 9 movimenti delle mani "su e giù", girare il Falun in senso orario nella posizione di basso addome per 4 volte, in modo da ruotare e raccogliere l'energia all'esterno del corpo verso l'interno. Infine congiungere le mani nella posizione di Jieyin (fig. 1-1 ) per terminare l'esercizio.
Prima di cominciare l'esercizio, devi immaginare te stesso come due botti vuote gigantesche e incomparabilmente alte, che raggiungono sia il cielo che la terra, questo aiuta lo scorrimento dell'energia
Estratto da La Via del Grande Compimento del Signor Li Hongzhi 
Imparare il 3 Esercizio
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Esercizio 4: La Circolazione Celeste del Falun

IV) Falun Zhoutian Fa
Principio: Questo esercizio serve per attivare l'energia all'interno del corpo umano consentendole di circolare in un'area molto ampia. Invece di passare attraverso uno o più canali, l'energia circola dall'intero lato Yin del corpo al lato Yang ripetutamente. Questo esercizio è molto più elevato rispetto al metodo generale che promuove la circolazione dell'energia attraverso i canali o la Grande e Piccola Circolazione Celeste. E' un esercizio intermedio di coltivazione e pratica. In base ai tre esercizi precedenti, con la pratica di questo, si possono aprire tutti passaggi di energia dell'intero corpo (inclusa la Grande Circolazione Celeste), consentendo all'energia di passare attraverso l'intero corpo, gradualmente, da cima a fondo. La caratteristica rilevante di questo esercizio è che la rotazione del Falun serve a rettificare tutte le condizioni anormali del corpo umano in modo da consentire al suo piccolo cosmo di tornare allo stato originale e all'energia di poter fluire senza impedimento attraverso l'intero corpo. Quando sarà raggiunto questo stato, i praticanti arriveranno ad un livello molto alto della coltivazione di Shijian Fa (la Legge del Triplice Mondo). Per praticare questo esercizio, occorre muovere le mani in conformità con il meccanismo di energia. Ogni movimento è lento, graduale e arrotondato.
Estratto da La Via del Grande Compimento del Signor Li Hongzhi 
Imparare il 4 Esercizio
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·         Scarica le istruzioni VIDEO

Esercizio 5: La Via per rafforzare i poteri soprannaturali

V) Shentong Jiachi Fa
Principio: Questo esercizio è una via di coltivazione tranquilla con scopi multipli. Serve a rafforzare i poteri soprannaturali di una persona (incluse le capacità paranormali e la potenza dell’energia) tramite la rotazione del Falun con i gesti della mano di Buddha. In origine questo esercizio apparteneva ad un metodo di coltivazione segreto al di sopra del livello intermedio. Questo esercizio richiede la pratica da seduti in posizione di doppio loto (con l’incrocio delle gambe). Sebbene venga richiesto ai praticanti di incrociare tutte e due le gambe, può essere accettabile l’incrocio di una sola, specie all’inizio. Nel processo di pratica, il flusso di energia è molto forte, come pure il campo energetico che circonda il corpo. Il tempo della seduta con incrocio delle gambe dipende dal livello raggiunto da ogni praticante. Più a lungo dura, meglio è. Più uno si siede, più sarà grande il suo rafforzamento e più sarà veloce l’ottenimento dell’energia di coltivazione. Nella pratica tranquilla di questo esercizio, non pensate a niente e mantenete la mente sgombra per passare dallo stato della tranquillità allo stato di Ding (Samadhi ovvero la tranquillità assoluta). Ricordate però, che il vostro conscio principale deve essere sempre consapevole che state praticando
Estratto da La Via del Grande Compimento del Signor Li Hongzhi 
Imparare il 5 Esercizio
·        Istruzioni scritte
FONTE http://www.falundafa.it/it/Exercises.htm
Per domande o commenti, vogliate contattare: info@falundafa.it

sabato 19 aprile 2014

Aloe: la cura di Padre Zago

Articolo tratto da GreenMe
Più informazioni su: aloe cancro tumori alimentazione vegan 

Aloe arborescens Compton

L'aloe come rimedio anticancro? Dopo la puntata di ieri sera della Iene, in cui si torna a indagare sul legame tra alimentazione e tumore, è tornata alla ribalta la ricetta dell'Aloe Arborescens di Padre Romano Zago, convinto delle proprietà miracolose di questa preparazione, che sarebbe capace di guarire tumori anche in fase avanzata, in breve tempo e senza particolari effetti collaterali.

Avevamo scoperto in redazione qualche tempo fa questo nome e questa ricetta grazie alla segnalazione di una nostra lettrice, che l'aveva sperimentata sul marito malato di cancro (fortunatamente l'uomo è riuscito a sconfiggere il suo male), unitamente alle testimonianze di parenti e amici che hanno intrapreso questo percorso, più o meno felicemente. Cerchiamo di capire di cosa si tratta andando con ordine.

CHI È PADRE ROMANO ZAGO? Nato in Brasile, si legge sul sito a lui dedicato, nell'attuale comune di Progresso, l'11 aprile del 1932, Romano Zago, ascendenti italiani, entra appena undicenne nel seminario Serafico "San Francesco" di Taquari dove porta a termine gli studi. Diviene novizio nel 1952. Studia filosofia a Daltro Filho e Teologia a Divinipolis, in Mato Grosso, e viene ordinato sacerdote nell'ordine dei Frati Minori. È presto nominato professore presso il seminario di Taquari dove aveva iniziato i suoi studi, nel 1971 si laurea anche in lettere ed insegna Francese, Spagnolo, Portoghese e Latino nelle varie case del suo ordine. Nel 1991 viene inviato a prestare il proprio servizio in Israele, dove prosegue nell'insegnamento ai giovani.

Oggi vive e lavora in Brasile, dove è tornato al termine della sua missione in Terrasanta. Nel 1998 ha concesso l'autorizzazione ad un'industria brasiliana a produrre in suo nome il preparato a base di Aloe. È da qui che prende il via la storia dell' "Aloe di Padre Romano Zago", bevanda fedele alla formula originale, e commercializzata in numerosi paesi. Nello stesso anno veniva istituita la Fondazione "Fra Romano Zago", che oltre ad essere attiva nel sostegno a persone in difficoltà e nella solidarietà in genere, conduce un'intensa attività di diffusione e ricerca sui vantaggi e sulle proprietà curative dei prodotti naturali, fra cui l'Aloe ha, ovviamente, un posto di primo piano.

La ricerca di Padre Romano Zago è pubblicata sulla rivista "Terra Santa" e su altre riviste specializzate. È l'inizio della notorietà per il frate francescano e il suo elisir di lunga vita. Rientrato in Brasile nel '95, Padre Romano Zago divulga ulteriormente la sua formula, e comincia a dedicarsi in modo continuativo alla sua sperimentazione e alla cura degli ammalati più gravi e disperati. Convinto dalle numerose guarigioni straordinarie, raccoglie la sua esperienza nel libro "O cancer tem cura" ("Di cancro si può guarire", edizione italiana Adle edizioni, Padova).

LE ORIGINI DELLA RICETTA - È in Israele che Padre Romano elabora la sua scoperta. L'aloe, o Babosa, presente in abbondanti quantità nella regione, è la "materia prima" su cui egli concentra la propria attenzione, nei momenti liberi. "Conoscevo già la pianta - dichiarerà in seguito il religioso, riporta sempre il sito citato, - in Brasile, mia madre ce la dava sempre come lenitivo, quando da bambini ci ferivamo giocando o per tante piccole cose legate ai guai fisici. Ma allora non credevo che una pianta così piccola e diffusa potesse avere un potere guaritivo così grande". Mescolando il succo ricavato dalla frullatura delle foglie della pianta con semplice miele d'api e grappa, ottiene un composto dalle presunte proprietà guaritive straordinarie. 

(meglio usare un mixer che non riscalda tanto quanto il frullatore, e inoltre per chi non ama il dolce o non può ingerirlo causa diabete, può usare un terzo del miele indicato, e parlando invece dell'alcool si può benissimo usare un mezzo limone spremuto. miele e limone (o alcool) vanno aggiunti dopo aver mixerato -passatemi il termine- l'aloe)

GLI INGREDIENTI - Il particolare successo della formula è dovuto ai suoi tre ingredienti: l'aloe innanzitutto, e poi il miele e la grappa. Perché questi ingredienti, come mai miele e grappa (o cognac, o brandy) ad accompagnare le proprietà dell'aloe? "La spiegazione è semplice" dirà lo stesso Padre Romano. Ed in effetti è così. Il miele infatti, sempre che si tratti di miele d'api, naturale e non (troppo) trattato, ha la proprietà di veicolare, di condurre le sostanze curative contenute nel succo d'aloe, fino ai recettori più remoti del nostro organismo, consentendo al preparato di esercitare la sua azione benefica.
Quanto alla grappa, essa effettua un'azione di vasodilatazione, ovvero allarga i vasi sanguigni facilitando la depurazione generale dell'organismo. Il sangue può così purificarsi, eliminando le sostanze infettanti. Inoltre, l'organismo umano non sarebbe in grado di assorbire integralmente il liquido viscoso e ricco di proprietà, ovvero l'aloina, che sgorga quando si incide una pianta di aloe, senza scioglierlo in un distillato. 
 
COME SI PREPARA? LA RICETTA:
  • 350 grammi di foglie di Aloe Arborescens (non Aloe Vera Barbadensis), pari a 3-10 foglie a seconda della lunghezza
  • 350 grammi di miele naturale di qualità (non artificiale e non millefiori)
  • 10 ml di grappa, pari a un cucchiaino (non vanno bene alcool, vino, birra o liquori)
L'ideale, spiega il blog Aloe Arborescens è una pianta con foglie di 40 cm di lunghezza o più (5 anni o più), ma vanno benissimo anche piante con foglie da 20 centimetri almeno (2 anni di età). Tagliare le foglie, il gel non deve vedere mai la luce. 
Scegliere le foglie né troppo in alto perché sono troppo giovani, nè quelle troppo in basso perchè sono ingiallite e appassite. Coprirle dalla luce anche artificiale, basta metterle in un sacchetto di plastica non trasparente. Pulirle dalla polvere con uno straccio asciutto, non bagnarle con acqua. Tagliare via le spine con un coltello, lasciando tutta la buccia esterna. Tagliare a pezzetti e mettere in un frullatore insieme al miele. Quando si è ottenuta una crema verde semi-liquida, si mette in un barattolo opaco in cui non possa entrare la luce e si mette nel frigorifero (non in freezer). 

E' molto meglio però preparare barattoli più piccoli, mantenendo le proporzioni, il grande vantaggio è di avere un preparato ancora più fresco e più efficiente ogni volta. In questo caso, è bene seguire la ricetta con dosi di un terzo rispetto all'originale (120 grammi di foglie di Aloe, pari a 1-4 foglie a seconda della lunghezza; 120 grammi di miele naturale di qualità, non artificiale e non millefiori).

La grappa non è necessaria e non va mescolata nel preparato: va bevuto un cucchiaino quando si assume il preparato per dilatare i vasi. Bisogna assumere 3 di questi barattoli più piccoli di fila senza interruzione. 3 barattoli più piccoli equivalgono quindi a un barattolo grande della ricetta originale. Le dosi, come il numero delle foglie, sono indicative. Il preparato va assunto preferibilmente a stomaco vuoto per migliorare al massimo l'assorbimento dei principi attivi. 

ELISIR ANTI - CANCRO? – Lungi da noi il voler dare false speranze a chi è malato. Ovviamente non siamo medici e non possiamo accertare in alcun modo che questa ricetta faccia davvero guarire dal cancro. Nemmeno i casi di guarigione riportati sono sufficienti per fare letteratura scientifica. Resta il fatto che la ricetta di Padre Zago continua a destare interesse e clamore. Forse l'aloe da sola non basta, ma certamente è in grado di ridurre gli effetti collaterali di chemio-terapia e radio-terapia. C'è da dire, però, che con tutta probabilità nemmeno i protocolli standard bastano da soli: vanno certamente uniti a uno stile di vita e a un'alimentazione più sana. Almeno su questo tutti i medici concordano. 
Roberta Ragni