Gabriella Sozzi, biologa molecolare parla del tumore al
polmone.
Cos'è
I polmoni sono due organi simmetrici, spugnosi, posti
nel torace. La loro funzione è quella di trasferire l'ossigeno
respirato al circolo sanguigno e depurarlo dell'anidride carbonica
prodotta dall'organismo.
Il tumore del polmone compromette questa
funzione in quanto provoca una crescita incontrollata di
determinate cellule polmonari (quelle che costituiscono bronchi,
bronchioli e alveoli) che possono costituire un massa che ostruisce
il corretto flusso dell'aria, oppure provocare emorragie polmonari
o bronchiali.
Non esiste un solo tipo di tumore al polmone bensì diverse
tipologie di malattia a seconda del tessuto polmonare
interessato.
Tipologie
Bronchi, bronchioli e alveoli polmonari sono ricoperti da un
sottile strato di tessuto detto epiteliale. Il 95 per cento dei
cancri al polmone origina proprio dall'epitelio e viene chiamato
carcinoma broncògeno (ovvero originato dai bronchi). Nel restante 5
per cento dei casi l'origine può essere a livello di tessuti
diversi che compongono il polmone, per esempio i tessuti nervoso ed
endocrino (in questo caso si parla di carcinoide polmonare di
origine neuroendocrina) o linfatico (in questo caso si tratta di un
linfoma polmonare).
Il carcinoma spinocellulare (detto anche
squamocellulare) rappresenta il 25-30 per cento dei tumori
broncògeni e nasce nelle vie aeree di medio-grosso calibro. È
dovuto alla trasformazione dell'epitelio bronchiale provocata dal
fumo di sigaretta. È questo il tumore polmonare con la prognosi migliore.
Al pari del precedente, anche il microcitoma (o
tumore a piccole cellule), che si osserva nel 20 per cento circa
dei casi, insorge nei bronchi che hanno diametro più grande, e
anch'esso è correlato con il fumo di sigaretta. Questo tumore è
costituito da cellule di piccole dimensioni, ha un'origine di tipo
neuroendocrina e può esistere in forma pura oppure coesistere con
altri tipi. La sua prognosi è in genere peggiore del
precedente.
L'adenocarcinoma si presenta in circa il 30 per
cento dei casi e si localizza, al contrario dei precedenti, in sede
più periferica e cioè a livello dei bronchi di calibro minore. È il
tumore polmonare più frequente tra chi non ha mai fumato e talvolta
è dovuto alla presenza di cicatrici polmonari (per esempio per
vecchie infezioni tubercolari o per pleuriti). Un sottotipo è
rappresentato dall'adenocarcinoma bronchioloalveolare che deriva
dalle cellule che tappezzano gli alveoli e che tende a diffondersi
lungo le vie aeree.
Meno frequente (10-15 per cento) è invece il carcinoma a
grandi cellule che deriva anch'esso dalle vie aeree più
piccole.
Dal punto di vista clinico si è soliti fare distinzione tra il
tumore polmonare a piccole cellule (cioè il microcitoma) e il
tumore polmonare non a piccole cellule (che comprende i restanti
tipi sopra menzionati). L'importanza di questa suddivisione è
legata al diverso tipo di trattamento.
Evoluzione
I tumori polmonari sono classificati in base a quattro
stadi di gravità crescente.
Per la classificazione di questo e altri tumori si usa il
cosiddetto sistema TNM.
Il parametro T descrive la dimensione del tumore primitivo (cioè
quello che si è manifestato per primo nel caso in cui questi siano
più di uno sia all'interno del polmone sia nel resto
dell'organismo), il parametro N prende in considerazione
l'eventuale interessamento dei linfonodi e infine il parametro M fa
riferimento alla presenza o meno di metastasi a distanza.
TNM, sistema
È il sistema internazionale di classificazione dell'evoluzione
di un tumore (stadiazione), che considera tre
parametri: dimensioni del tumore primitivo (T), coinvolgimento dei
linfonodi regionali adiacenti al tumore (N) e presenza di metastasi
a distanza (M).
Ciascuna categoria, a sua volta, è divisa in sottogruppi, a
seconda delle dimensioni progressivamente crescenti del tumore, del
numero di linfonodi coinvolti, e della presenza o meno di metastasi
a distanza. In base alle dimensioni si distinguono cinque gradi, a
partire da T0 a T4. Per quanto riguarda i linfonodi, si definisce
N0 una condizione in cui i linfonodi regionali non sono
interessati, e con una sigla crescente da N1 a N3 il progressivo
coinvolgimento di un maggior numero di stazioni linfonodali. La
presenza di metastasi viene connotata dall'indicazione M1, mentre
M0 indica la loro assenza.
Nel complesso, un tumore viene considerato tanto più avanzato
quanto più è voluminoso ed esteso oltre l'organo interessato. Oltre
che per la formulazione della prognosi, la stadiazione dei tumori è
cruciale per stabilire il piano terapeutico più efficace.
Sintomi
Come già accennato in precedenza, il carcinoma spinocellulare e
il microcitoma insorgono in posizione più centrale, cioè nei rami
bronchiali di calibro maggiore; l'adenocarcinoma e il carcinoma a
grandi cellule si presentano invece in posizione più
periferica.
Il tumore del polmone può diffondersi per contiguità alle
strutture vicine (la pleura, la parete toracica e il diaframma sono
alcuni esempi), per via linfatica ai linfonodi (bronco-polmonari,
mediastinici e sovraclaveari) o attraverso il flusso sanguigno: in
questo ultimo caso si presenterà con metastasi a distanza. Quasi
tutti gli organi possono essere colpiti: il fegato, il cervello, i
surreni, le ossa, i reni, il pancreas, la milza e la cute.
Il tumore del polmone non sempre si manifesta con
chiarezza fin dagli esordi e i sintomi possono essere comuni ad
altre malattie polmonari. Tosse secca o con catarro
(talora striato di sangue), piccole perdite di sangue con i colpi
di tosse (emottisi), difficoltà respiratorie, dolore al torace e
perdita di peso sono segni e sintomi caratteristici che possono
anche presentarsi in forma lieve e in una piccola percentuale di
casi mancare.
Diagnosi
L'esame istologico (cioè lo studio al
microscopio di un frammento di tessuto prelevato dal tumore) è
fondamentale per poter impostare con correttezza il programma di
terapia.
Per la diagnosi di un tumore del polmone che abbia manifestato
sintomi, oltre all'esame clinico, la radiografia e la
TAC del torace sono esami fondamentali.
Nei casi dubbi si utilizzerà la PET oppure metodi più fastidiosi ma
necessari come la broncoscopia (utile anche per eseguire prelievi
del tessuto senza ricorrere all'intervento chirurgico).
Come si cura
L'approccio terapeutico cambia a seconda che ci si trovi
di fronte a un tumore a piccole cellule, sensibile ai
chemioterapici, oppure a un tumore non a piccole a cellule, che non
presenta tale sensibilità.
Nel primo caso la malattia è più aggressiva e proprio per questa
sua caratteristica il trattamento si basa principalmente sulla chemioterapia e sulla radioterapia (ove possibile); la chirurgia,
cioè l'eliminazione del tumore mediante l'asportazione della parte
di polmone coinvolta, del tutto o in parte (lobectomia), è indicata
solamente in casi selezionati.
Nel tumore non a piccole cellule l'intervento chirurgico
rappresenta invece la terapia di scelta, a meno che non siano già
presenti metastasi a distanza.
Nel caso di un tumore di grosse dimensioni esiste la
possibilità di effettuare la chemioterapia prima o dopo
l'operazione chirurgica che prende il nome rispettivamente di
neoadiuvante o adiuvante. Lo scopo è quello di ridurre la
dimensione del tumore per rallentare le ricadute. È possibile anche
utilizzare la radioterapia.
Tra i farmaci chemioterapici più attivi ricordiamo i derivati del
platino e i taxani: sono comunque allo studio nuove molecole che
hanno già dimostrato una certa attività su altri tipi di tumore e
che ora vengono testati anche su questo.
Per quanto riguarda i farmaci biologici,
sono allo studio nuove terapie, in particolare contro
l'EGFR (un fattore di crescita cellulare coinvolto nella
proliferazione tumorale) e contro il gene ALK (un recettore di membrana che produce uno stimolo
proliferativo). Benché siano disponibili farmaci intelligenti
contro l'EGFR (per esempio il gefitinib )e contro ALK (crizotinib),
i risultati non sono stati quelli sperati a causa di altre
mutazioni genetiche concomitanti che possono rendere il tumore
resistente al farmaco biologico. Attualmente sono in
sperimentazione strategie di aggiramento di queste modificazioni
genetiche e nuove molecole biologiche.
Chi è a rischio
Il più importante fattore di rischio nel tumore del polmone è
rappresentato dal fumo di sigaretta: esiste infatti un chiaro
rapporto dose-effetto, e questo vale anche per il fumo passivo, tra
questa abitudine e la neoplasia. Ciò significa che più si è fumato
(o più fumo si è respirato nella vita), maggiore è la probabilità
di ammalarsi. Questa relazione vale in particolare per alcuni
sottotipi di cancro al polmone: il carcinoma spinocellulare e il
microcitoma.
Il fumo di sigaretta contiene numerose sostanze che
agiscono direttamente (cioè con lesioni immediate) o indirettamente
(cioè con lente modificazioni nel corso del tempo) a livello dei
bronchi. Per fare un esempio, sono cancerogeni diretti gli
idrocarburi aromatici policiclici (cioè i prodotti della
combustione, tra cui il ben noto benzopirene) e le nitrosamine
(derivati dell'ammoniaca usati nella lavorazione delle sigarette);
invece i fenoli e le aldeidi (contenuti per esempio nella carta) si
sono dimostrati fattori indiretti, cioè sono in grado, col tempo,
di promuovere la trasformazione delle cellule in senso
tumorale.
Esistono poi altri cancerogeni chimici come l'amianto (asbesto),
il radon, i metalli pesanti, il catrame e gli oli minerali, che
provocano il tumore del polmone soprattutto in quella parte di
popolazione che viene a contatto con queste sostanze per motivi di
lavoro: si parla in questo caso di esposizione professionale.
Esistono numerosi studi che dimostrano che i cancerogeni contenuti
nel fumo di sigaretta inducono specifiche alterazioni molecolari in
due geni, p53 e FHIT, comportandone una perdita di funzione che
promuove lo sviluppo di cancro polmonare.
Il fumo in cifre
Il fumo di sigaretta è oggi ritenuto il fattore causale più
importante del tumore polmonare. È stato dimostrato che un uomo
dell'età di 35 anni, che fuma 25 o più sigarette al giorno, ha un
rischio di morire di cancro del polmone prima dei 75 anni pari al
13 per cento.
Il rischio aumenta in relazione a:
1. numero di sigarette fumate (in modo proporzionale diretto: più
sono, più sale il rischio);
2. età di inizio dell'abitudine al fumo (più si è giovani, più
rischi si corrono);
3. assenza di filtro nelle sigarette (i prodotti della
combustione, come i catrami, contribuiscono in modo rilevante alla
patologia).
Nei soggetti che smettono di fumare il rischio si riduce nel corso
dei 10-15 anni successivi, fino a eguagliare quello di chi non ha
mai fumato, se si riesce a smettere per tempo. Anche il fumo
passivo aumenta il rischio di sviluppare il carcinoma polmonare
(ovvero aumenta del 19 per cento il rischio dell'individuo non
fumatore di ammalarsi di cancro al polmone).
Quanto è diffuso
Il tumore del polmone rappresenta la prima causa di
morte nei Paesi industrializzati.
Questa malattia da sola rappresenta il 20 per cento di tutti i
tumori maligni nelle persone di sesso maschile. In questi ultimi
anni, però, si sta registrando un progressivo aumento anche tra le
donne. La ragione è semplice: le donne fumano sempre di più e il
fumo è la prima causa di cancro al polmone.
In Italia si stimano circa 34.000 nuovi casi di tumore
ogni anno nelle persone fino agli 84 anni di età . Pur
tenendo conto dell'aumento dei casi dovuto all'invecchiamento della
popolazione, in media un uomo ogni tre e una donna ogni quattro ha
la probabilità di avere una diagnosi di tumore nel corso della vita
media (0-74 anni). In Italia muoiono per tumore del polmone circa
27.500 persone all'anno (circa 22.000
uomini e 5.500 donne), rappresentando la prima causa di
morte oncologica negli uomini e la seconda nelle donne.
Secondo l'ultimo rapporto ISTAT, la mortalità per tumore
diminuisce del 2 per cento circa l'anno, ma nel caso del cancro
polmonare tale diminuzione riguarda solo gli uomini mentre nelle
donne i decessi sono aumentati dell'1,5 per cento.
Prevenzione
Per fare una buona prevenzione del cancro al polmone non
resta che eliminare il fumo.
Nel caso dei non fumatori è bene far rispettare in ogni occasione
i divieti imposti nei luoghi pubblici e di lavoro, in particolare
in presenza di bambini.
Non vi è ancora accordo tra gli esperti sull'opportunità
di sottoporre a screening (cioè a esami periodici) persone che
sono a rischio elevato perché fumatrici o ex fumatrici: la
ragione è che non sempre gli screening sono efficaci, individuano
il tumore precocemente e consentono di effettuare terapie che
aumentano effettivamente la durata di vita della persona.
Studi sono ancora in corso per dimostrare l'utilità di sottoporre
i fumatori ultra cinquantenni a esami annuali come la TAC
spirale o l'esame citologico dello sputo. Sono disponibili anche
alcuni marcatori nel sangue (tra cui alcuni ormoni) che consentono
di valutare l'evoluzione della malattia.
Uno screening controverso
L'efficacia dello screening con TAC spirale in termini di
riduzione della mortalità è ancora un argomento controverso. Gli
studi osservazionali finora pubblicati hanno riportato un aumento
di oltre tre volte delle diagnosi di cancro polmonare senza però
una consistente diminuzione nel numero dei tumori più aggressivi e
senza una sostanziale riduzione della mortalità.
I risultati dei due studi di screening randomizzati finora
pubblicati hanno prodotto risultati contrastanti.
Uno studio
italiano (Infante et al., 2009) non ha riportato un beneficio sulla
mortalità mentre i recenti risultati del più grande studio
americano (NSLT group, 2011) hanno mostrato una riduzione del 20
per cento della mortalità per cancro polmonare, e del 6,9 per cento
della mortalità globale, negli individui sottoposti a screening con
TAC spirale rispetto a quelli con raggi-X convenzionali.
Tuttavia, prima che lo screening con TAC spirale possa essere
offerto a milioni di individui nel mondo, è necessario selezionare
meglio gli individui a rischio (possibilmente con l'uso di
biomarcatori), determinare la frequenza e la durata dello
screening, valutare i costi e gli effetti collaterali quali
l'aumento delle procedure invasive e il danno radiologico).